giovedì 26 ottobre 2006

informatici, questi sconosciuti

SICCOME SONO UN INFORMATICO ...
...alla mattina appena sveglio devo attendere qualche minuto per fare il boot
…. mentre si scalda la macchinetta del caffè, controllo sul computer se il batch lanciato questa notte ha dato errori.
.... quelli che sul treno parlano di informatica atteggiandosi da esperti, stanno dicendo solo un sacco di cazzate (es., l'altra mattina uno fa: "Sai, ho scaricato da Internet uno save-screen che è una figata”.
Ma non capisco perché lo chiamino save-screen, con tutta quella grafica, consuma un sacco di corrente." ???)
.... se dico al capo che per quel lavoro ci vogliono 10 giorni, lui vuole che venga fatto in 5, mentre al cliente lo vende a 20. (quindi per finirlo devo lavorare anche la sera a casa).
.... se il cliente dice che il programma è lento, dice cazzate perché non capisce niente di informatica, è la sua macchina che è antiquata. Come dice? Il Pentium III 800 che ha comprato la settimana scorsa è quanto di meglio ci sia sul mercato? Allora probabilmente il tecnico che gliel'ha installata avrà sicuramente combinato dei casini.
.... come dice? Blocca le fatture? Un attimo che mi collego in remoto per vedere cosa è successo.
.... ecco vede? Il registro HKEY_CLASSES_ROOT\*\shellex\PropertySheetHandlers \ {dc603920-a1b1-11ce-a3dc-0 0000 343dc9f} non è valorizzato correttamente perché probabilmente il tecnico che le ha installato la macchina non ha letto la documentazione che vi avevamo fornito. Come? L'unica documentazione che vi abbiamo dato è un file hlp di poche pagine? Perché si tratta di documentazione per personale specializzato.
.... il mio sport preferito è l'arrampicata sugli specchi.
.... le mie capacità mnemoniche sono quasi nulle, che mi frega tanto io registro tutto sul portatile.
.... quella volta che le testine dell'hard disk mi hanno rigato il disco ho avuto il magone per una settimana.
.... la soluzione a qualsiasi problema è il reboot.
.... riesco a trovare dei trucchetti, per evitare che mi copino il software, perché in giro c'è un sacco di gente pronta a rubarti il lavoro e a me stanno sulle palle. Come dice? L'ingegnere vuole una copia di Office 97? Standard o Professional? Le serve anche il crack di Adobe Premiere 5? Se vuole ho anche il warez di 3D Studio Max III.
.... non mi piace uscire la sera, se devo andare da qualche parte ci vado in Internet, non c'è il problema dell'abbigliamento, non ci sono problemi per i parcheggi, non ci sono malintenzionati pronti a rubarti il portafogli.
.... il mio modello di vita è quello dei solariani di Asimov (abitanti di Solaria che non avevano contatti con altri umani se non in una specie di teleconferenza 3D o per proliferare).
.... conosco solo due valori: 0 e 1.
.... ragiono come un computer. Quando mia figlia mi ha chiesto come nascono i bambini, le ho fatto un diagramma a blocchi.
.... mia figlia (4 anni) ha iniziato ad usare un computer a 3 anni con dei giochi per bambini. L'altro ieri l'ho vista intenta a leggere un listato Java, dopodiché mi ha chiesto il significato delle istanze.
.... mio figlio più piccolo (18 mesi) sa imitare perfettamente il collegamento di un modem.
.... quando entrambi i miei figli dormono e mia moglie mi chiama in camera da letto, ne approfitto per masterizzare qualche cosa o per lanciare una ottimizzazione di Windows (qualsiasi cosa, basta che la macchina lavori).
.... Start, Chiudi sessione, Arresta il sistema, OK. Ora è possibile spegnere il computer.

*** *** ***
(speciale ufficio ced orribilandia)
…. qualunque sia la tua richiesta di assistenza, le mie risposte saranno, nell’ordine:
- “IMPOSSIBILE”
- “mandame nameil”
e, se proprio insisti:
- “non siamo attrezzati, stiamo cambiando i dischi, fra poco effettueremo una ripartenza”.
Per qualsiasi problema, la migliore soluzione è sempre "spegni e riaccendi".

[Ogni riferimento a fatti e persone realmente esistenti non è affatto casuale. Il suddetto testo è stato reperito in rete ed integrato con la piccola parte aggiunta in calce.
Vado a mettermi comoda in attesa degli insulti e le smentite da parte di programmatori, analisti e compagnia bella ;-D]

martedì 24 ottobre 2006

imparando

5^ lezione d'acquarelli:















1^ lezione di scrittura creativa:
"descrivete un oggetto: se vi dice molto, il compito è facile; se non vi dice granchè, il compito è mediamente difficile; se non vi dice nulla, il compito è difficile. Se odiate quell'oggetto, il compito sarà comunque facile. La descrizione non dovrà contenere elementi autobiografici, nè riferimenti personali di alcun tipo".

(la mia espressione dopo la "consegna")
:-(

(ed ecco il risultato, non valutato dal "maestro" per mancanza di tempo, dopo una settimana di fatiche.
Quando crollano le certezze, bisogna ricominciare da capo.
Di nuovo.
Altro che mettersi in gioco ...)

"C'era una volta una tapparella, di legno, che non era contenta del suo ruolo.
Tutti i giorni qualcuno la tirava su, fino al cassettone sopra la finestra, riavvolgendola su stessa.
Se ne restava lì, al buio, fino a sera, quando veniva srotolata quasi fino a terra.
E rimaneva sveglia a guardare le notti, una dopo l'altra, fino al mattino.
Ogni giorno la stessa storia, una noia.
Che senso aveva fare quella vita?
La casa alla quale apparteneva, stanca di sentirla lamentare, un giorno le disse:
"Cara Tapparella, perchè ti lamenti sempre della tua vita?".
E la tapparella, con la voce attutita, dato che era riavvolta dentro il cassettone:
"Perchè almeno una volta ero parte di un albero, in un bel bosco, sentivo il canto degli uccelli, il soffice tocco della nebbia, la dolcezza del sole di primavera.

E poi profumi, colori, mai un giorno uguale all'altro.
Invece, qui, la mattina tirata su, la sera tirata giù.
Una noia, davvero una gran noia".
La casa la lasciò sfogare e poi le disse:
"Vedi cara, tu sei come le palpebre degli occhi che sono le mie finestre; se non ci fossi tu, non potrei riparare il mio interno dalla luce troppo forte dell'estate o dal freddo dell'inverno; invece, grazie a te, ogni giorno mi sveglio e apro gli occhi sul mondo intorno.
E quando la sera arriva l'ora di farti uscire dal cassettone, è come darsi la buona notte e augurarsi un meritato riposo.
Anche se ora non sei più nel bosco, le stagioni cambiano ancora davanti a te, puoi ancora sentire i rumori ed i suoni che fanno di ogni giorno un giorno speciale.
Ma fintanto che continuerai a lamentarti, l'unico colore che vedrai sarà il grigio della tua tristezza e l'unico suono che percepirai quello delle tue lagne".
La tapparella, colpita da tanta profondità, ci pensò su un attimo e vide che la saggia casa aveva ragione, dopo tutto.
Così, quando arrivò la sera, si lasciò srotolare come sempre verso terra, sapendo che un'altra notte l'attendeva col suo blu profondo e infinito.
E invece di scendere, cigolando insoddisfatta, si lasciò cadere con dolcezza, per non disturbare la casa che si preparava a dormire.
Quando toccò terra, sospirò, guardando la luna che sorgeva, argentata, in quello spicchio di cielo davanti a lei.
Ripensando a quello che le aveva detto la casa, sussurrò "buona notte" e si mise comoda ad aspettare il mattino."

giovedì 19 ottobre 2006

gatti di casa mia





Un gatto si trova sempre dal lato sbagliato di una porta o di una finestra.

(anonimo)









E "Piccola miau" non fa certo eccezione.

domenica 15 ottobre 2006

album di famiglia

I miei nipoti (nipopelosi) :-)






Nelson (con Mayra nella foto piccola)








e Mayra


giovedì 12 ottobre 2006

MEME - Le Stagioni del Fiume - Melma (Silea - TV) ottobre

















Ecco qui il mio primo meme grazie a loro :-)
Le foto son state scattate più d'un anno fa, spero che gli altri partecipanti non se la prendano.
Quest'anno non ho ancora avuto modo di recarmi sul posto, ma credo che le cose non siano granchè cambiate :-)
Avrei dovuto postare un corso d'acqua vicino casa, ma c'è solo un canale :-P quindi credo che dovrete "accontentarvi" di questo :-)

mercoledì 11 ottobre 2006

incomprensioni fisiologiche










"Perchè piangi?".
Se avessi avuto un euro (o una lira) ogni volta che mi hanno fatto questa domanda, beh, oggi sarei tranquillamente milionaria.
Forse miliardaria.

Piangere è liberatorio, è una funzione fisiologica come dormire, digerire, respirare.
Semplice: fa parte della vita.
Perlomeno della mia.

Ma no.
Piangere DEVE essere segno che qualcosa non va.
E grazie, fin là ci arrivavo anche io.

Ma invece di tenermi dentro quello che non va, lo butto fuori.
Tutto qui.

Non è una tragedia il pianto, è uno sfogo, quando il peso delle cose insopportabili diventa enorme.
Banale, dirà qualcuno.
E invece no.
A quanto pare, soprattutto gli uomini, fanno fatica a capire questo semplice concetto.
Per loro piangere è debolezza, è essere incapaci di affrontare a testa bassa e a muso duro la vita.
Eh, no cari miei.
Piangere è una gran cosa.
Ti toglie i nodi dalla gola, poi dallo stomaco e infine dall'anima.
Piangere è una salvezza, non la disperazione.
E' il dolore che si scioglie, acqua e sale che lavano via l'amarezza che resta in bocca per troppo tempo, quando si è costretti a far finta che tutto vada bene. O che andrà meglio domani.

Fatemi un piacere.
La prossima volta che vedrete una donna in lacrime, qualunque sia il rapporto che vi lega a lei (madre, sorella, moglie, fidanzata, collega, vicina di casa, vicina d'autobus, di treno, d'aereo, una che fa la coda in posta... insomma, una femmina lacrimante), non chiedetele "perchè piangi?", con quel tono che vorrebbe esprimere comprensione e invece rivela tutta la vostra incapacità di capire.
Siate cavalieri. Porgetele un fazzoletto.
Pulito, possibilmente.
Male che vada vi risponderà che ha già il suo.
Ma, almeno, per un momento, le avrete reso la vita più leggera.

martedì 10 ottobre 2006

non solo utile, ma molto dilettevole

Grazie alla segnalazione di un collega (non tutta orribilandia vien per nuocere, dopo tutto) scopro che la mia lingua madre e quella adottiva sono entrambe consultabili su wikipedia.
Il che mi diverte assai.
E mi commuove pure.
Un pittin :-) anzi, un fia'.

domenica 8 ottobre 2006

BBB blogstylist cercasi

Si richiede:
- massima pazienza;
- buona disponibilità al dialogo;
- accettabile propensione didattica.

Si garantisce:
- massima collaborazione
- buona predisposizione creativa
- accettabile entusiasmo per i risultati conseguiti

Astenersi perditempo, programmatori con scarsa umiltà, consulenti informatici frustrati e "sintetici"
;-)

tanto per esser chiari













della serie, meglio ripetere il concetto ...





sottolineando la giusta precisazione della bravissima Franci :-)

domenica 24 settembre 2006

corsi e ricorsi (alla violenza, prima o poi)

(venerdi 22 settembre, ore 11 circa, in Orribilandia)
ziaMaina: Mi sono iscritta al corso di scrittura creativa presso l'Arci: ma vedo che nel programma delle lezioni scrivono: "Per ottenere il massimo risultato, viene richiesto a ciascuno un minimo di disponibilità e di voglia di mettersi in gioco." Cosa avranno voluto dire?
Collega femmina: Probabilmente significa che devi essere pronta a metterti in discussione e a raccontarti davanti agli altri.
Collega maschio: E ora diese lession no e bastarà de sicuro.

(traduzione per i non veneti: " e allora dieci lezioni non basteranno di sicuro")


sabato 23 settembre 2006

donne al verde

Tempo fa Luciana Littizzetto descriveva alcune tipologie di donne verdura, un vero e proprio "pinzimonio femminile".
Beh, anche io faccio parte di quel disegno vegetariano.
Sono la donna basilico, per la precisione.
Della stessa famiglia della menta, ma più intrigante.
Intensamente profumata, brillante e fresca.
Dove la menta è forte e rinfrescante, io sono aromatica e quasi ipnotica.
Più che altro stordisco gli interlocutori con la mia loquacità.
Ma basta poco per ferirmi: se non mi trattano con delicatezza, subito mi sciupo e poi annerisco.

E, poi, ho l'occhio pesto, ovviamente.
Del resto, se fossi nata a Bologna, anzichè a Genova, avrei avuto l'occhio ragù.
Che non è proprio un bel vedere, in effetti.

priorità feline
















Un gatto arriva sempre quando lo chiami, a meno che non abbia di meglio da fare. (Bill Alder)

giovedì 21 settembre 2006

lucida follia

And I find it kind of funny
I find it kind of sad
The dreams in which I'm dying
Are the best I've ever had
I find it hard to tell you
'Cos I find it hard to take
When people run in circles
It's a very, very
Mad World


(Tears For Fears "Mad World" )
(qui la traduzione)

mercoledì 20 settembre 2006

aperture mentali

Sono stufa di sentirmi dire che mi devo "aprire" alla vita.
Sono forse un ombrello?
O una scatoletta di tonno?

E comunque, il prossimo che me lo dice, lo apro io.
Ma in due.
Come un'anguria.

punti di vista

Cielo grigio.
Un'umidità tale che arriccia perfino i pensieri.
Mal di testa persistente.

In giornate come oggi non posso pretendere che la vita sia meravigliosa.
Ma mi accontenterei che fosse almeno guardabile.

martedì 19 settembre 2006

identità cercasi

I find sometimes it’s easy to be myself
Sometimes I find it’s better to be somebody else

(Dave Matthews, "So much to say")

lunedì 18 settembre 2006

un sorso, un istante, una vita

Dovevo incontrare un’amica al solito posto, per bere qualcosa assieme e condividere una delle tante fette delle nostre vite.
Era tardo pomeriggio e uno stupido, fastidioso vento caldo mi accolse appena scesi in strada.
Un'aria umida, appiccicosa, odiosamente estiva e mi avvolgeva come una pellicola trasparente.
Per un attimo fui tentata di rientrare in casa, a cercare il conforto e la fresca compagnia dell’aria condizionata: ma lasciai perdere l'idea, quindi continuai a camminare, mentre l’afa diventava tutt’uno con i miei vestiti.
Il locale distava poche centinaia di metri da casa mia, non più di dieci minuti di cammino.
Trovato un tavolino libero sotto la tettoia davanti la vetrata del locale, mi sedetti e sistemai la borsa sulla sedia accanto a me.
Immaginavo che avrei dovuto aspettare un po’: la mia amica aveva spesso dei piccoli imprevisti che la facevano arrivare in ritardo; ma sapeva sempre farsi perdonare, raccontando le sue avventure con un tono talmente ironico e divertente che ogni volta riusciva a cancellare il fastidio d’averla aspettata.
Decisi di ordinare comunque da bere, per rendere più sopportabile l’attesa.
Non ho mai saputo aspettare qualcosa o qualcuno senza fare nulla nel frattempo; così, d’istinto, guardai il cellulare e trovai un messaggio della mia amica: “sto arrivando”.
Detta da lei, quella frase poteva significare tutto e niente.
Per cui non la presi molto in considerazione e cominciai a sorseggiare dal bicchiere che era stato lasciato sul tavolo.
Ma quel vino aveva bisogno di prendere aria; quindi posai il bicchiere davanti a me, sospirando la mia rassegnazione.
Alzando gli occhi e attraversando la vetrata con lo sguardo, notai che, oltre a me, c’era solo un altro cliente, seduto su uno sgabello all’interno del locale.
Anche lui aveva quell’aria di chi, aspettando qualcuno e sapendo che potrebbe arrivare da un momento all’altro, si tiene occupato giusto quel tanto che gli permetta di non annoiarsi nell’attesa.
Ci muovevamo in maniera quasi simmetrica: guardava distrattamente in giro, ogni tanto controllava il cellulare e poi tornava a sorseggiare lentamente dal bicchiere, per riempire tutti quegli istanti vuoti che andavano dilatandosi nel tempo che scorreva intorno a noi.

Mi accorsi che potevo guardarlo attraverso il vetro e sovrapporre a lui ciò che la vetrina esterna rispecchiava di me.
Era come se le nostre esistenze, separate solo da quella lastra di vetro, potessero incontrarsi in una dimensione sconosciuta, dove noi due eravamo i soli protagonisti.
Sollevando il bicchiere, provai a muovere un dito in modo che la mia immagine riflessa riuscisse a solleticare il suo naso.
E lo vidi toccarsi il viso nel punto esatto in cui lo avevo sfiorato, virtualmente.
Continuai quello strano gioco, perché non avevo niente di meglio da fare per ingannare l’attesa e perché la faccenda diventava sempre più interessante.
Muovendo ancora le dita, provai a toccargli la fronte; e questa volta lo vidi agitare un mano davanti a sé, come per scacciare un insetto inesistente.
Sforzandomi di non ridere, lo guardavo difendersi da qualcosa di invisibile: era difficile smettere di divertirmi a sua insaputa.
Poi decisi di aumentare il rischio: e provai a passare la mano sulla sua nuca, curiosa di vedere come avrebbe reagito.
Lo vidi guardarsi attorno stupito, come cercando qualcuno che lo avesse sorpreso alle spalle.
E poi si accorse di me.
Che lo osservavo da quello strano punto di vista, come un visitatore di un acquario che guarda i pesci al di qua della vasca.
Presa da infantile imbarazzo, pensai di far finta di niente; ma quella sensazione era troppo speciale per perderla, annegandola in uno stupido senso di vergogna.
E, come se lo conoscessi da sempre, spostai la mano, riflessa nel vetro, sopra la sua, posata sul tavolino.
La sua espressione lasciava capire che aveva percepito e sentito distintamente l’intensa sensazione di quello strano contatto.
E ne era stupito, piacevolmente stupito.
Non riuscivo più a staccare la mia mano dalla sua; ero certa di non aver mai provato niente di simile; stordita da una febbre intensa e magica, da un incantesimo che mi costringeva a restare immobile, a cogliere ogni istante di quel contatto inspiegabile e misteriosamente irresistibile.
Non so per quanto siamo rimasti così, con quella strana espressione di divertita meraviglia sui nostri volti.
Nessuno dei due sembrava volersi staccare dall’altro.
Quando, all’improvviso, la magia fu interrotta dall’arrivo della mia amica.
Non l’avevo neanche sentita arrivare, eppure lei diceva d’avermi chiamata mentre s’avvicinava a me, che le sembravo sotto ipnosi e che aveva persino pensato che stessi male.
Sedendosi accanto a me, mi chiese se andasse tutto bene: e io, come risvegliandomi da un sonno profondo, sorrisi nel modo migliore che potevo, rassicurandola che era tutto a posto.
Mentre la ascoltavo raccontarmi le solite cose, guardai di nuovo oltre quel vetro. Lui era ancora là, mi guardava; forse stava cercando una risposta.
Io non avevo nessuna spiegazione neanche lontanamente logica.
Riuscivo solo a pensare che eravamo due anime perse, ritrovate in quella strana dimensione privata e trasparente, raccolte nel caldo abbraccio di un bicchiere di vino in una afosa sera d’estate.
Due destini incrociatisi per caso, legati per un istante da un sorso di irripetibile, inspiegabile felicità.

venerdì 15 settembre 2006

proprietà transitiva tra blog?

Ma se A è amica di B e B - oltre che omonima - è amica di C, com'è che A non è amica di C?

Dopo averle "seguite" tutt'e tre da più di un anno, questo è quanto ho dedotto.
Vediamo chi risolverà l'arcano.


Sarà che sto leggendo "Gli enigmi dei Vedovi Neri" e mi s'è svegliato il pallino per i misteri?

goodbye Oriana...

giovedì 14 settembre 2006

domande e risposte

La vita mi regala spesso quello che non mi serve più.
O quello che ho smesso di desiderare.

Felicità è aver bisogno di ciò che si può avere.
E le tasche del mondo sono piene di cose che nessuno vuole più.

Forse è vero, come dice Baricco, che "Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde".

Ma ho l'impressione che, se trascorre troppo tempo, finisco per dimenticare quale fosse la domanda.

il vero viaggio

Oggi è uno di quei giorni in cui niente di quello che DESIDERO accade.
Non che sia una brutta giornata, però.
Si, piove, ma non mi da fastidio, anzi.
Ma tutto quello che vorrei succedesse, semplicemente, non accade.
E resto lì, a guardare una sfera di cristallo opaca, che non riflette nulla sulla superficie e non le si può neanche guardare attraverso.













Il caldo della scorsa settimana, oltre che togliermi il fiato e la forza di scalare i paesi dell'Umbria, mi ha rovinato quel poco di entusiasmo che avevo riposto nel viaggio.
Io NON amo viaggiare, ogni volta me ne rendo conto sempre di più.
Eppure ogni volta ci ricasco, compio sforzi disumani per preparare bagagli, seguire itinerari, adattarmi a nuove culture, nuovi contorni, nuove realtà.
Poi, per una strana forma di magia, quando sono a destinazione, divento parte integrante del luogo, come se non fossi una turista, ma una del posto.
E allora ripartire è una fatica doppia; dopo aver compiuto un miracolo per reinventare un'altra me, che non sapevo d'avere nascosta da qualche parte, dover impacchettare le sensazioni e andarsene sembra davvero inutile.

Tornare a casa è smettere di faticare.
Il vero riposo comincia dopo aver disfatto l'ultima valigia, scaricato l'ultimo sacchetto contenente ricordi e frammenti della vacanza.

Viaggiare non fa per me.

La fantasia è il mio unico mezzo di spostamento.
I miei pensieri l'unico bagaglio che voglio portare con me, senza bisogno di piegarli, chiuderli e sentirne il peso sulla schiena.
Seduta in terra, tra ricordi e sensazioni, posso partire e tornare in un battito di ciglia, in un respiro profondo andare al di là delle mie certezze e tornare quando voglio.
Senza bisogno di valigie, strade da percorrere e orari da rispettare.
Il viaggio che preferisco e che sento mio è quello dentro di me.














Ed è appena cominciato.

lunedì 4 settembre 2006

cultura moderna?

"I find television very educating. Every time somebody turns on the set, I go into the other room and read a book."

(Groucho Marx)
Trovo la televisione molto istruttiva. Ogni volta che qualcuno ne accende una, vado in un'altra stanza a leggere un libro.

vita da bestie?


























ehhhhhhhhhh quanto mi mancheranno questi due adorabili scansafatiche...

Va beh, sono solo 6 giorni, ma sembreranno un'eternità.

(extra)terrestri del nuovo millennio


Si fa un sacco di fatica a capire la propria zolla di terra, non resta molto per capire il resto del campo.
Ma forse in ogni zolla, a saperla leggere, c'è il campo intero.
(A.Baricco "I barbari")

traslochi e doveri

E' vero, ho traslocato.
Al vecchio indirizzo http://cats.blog.excite.it non c'è neanche un cartello con scritto "ci siamo trasferiti".
E' stata una decisione drastica ed improvvisa, anche se da tempo meditavo di andarmene, di cambiare, per così dire, aria.

Di tutte le cose che volevo e vorrei ancora cambiare nella mia vita, il blog era una di quelle a cui potevo rimediare subito.

E così è stato.

Via. Un taglio netto, due o tre scatoloni di vecchi post messi via per un eventuale ripensamento e ripescamento futuro.

Però non dimentico certi doveri.
Uno dei quali era ed è, tuttora, questo.





Ovviamente, come allora, ringrazio
lei - l'ideatrice - nonchè loro per la segnalazione. E poi qui, qui e qui.

sabato 2 settembre 2006

pieni e vuoti

Ho capito che la mia vita è piena di vuoti da riempire.
E che quando trovo qualcosa con cui riempirli, penso solo a quando saranno di nuovo vuoti.

Essendo vuoti a rendere, prima o poi qualcuno viene a riprenderseli.
E mi accorgo di quanto fossero importanti solo quando non ci sono più.

domenica 27 agosto 2006

if you love somebody, set them free

Due amiche stanno camminando sulla spiaggia.
Ad un certo punto una chiede all'altra: "Ma come si fa a far durare l’amore?"
E l'amica risponde, sorridendo: "Raccogli un po' di sabbia."
Lei si china e raccoglie una manciata di sabbia finissima.
L'altra, sempre sorridendo, continua dicendole: "Ora stringi il pugno..."
La donna stringe la mano attorno alla sabbia e vede che, più stringe, più la sabbia gli esce dalla mano.
"Ma la sabbia se ne scappa..."
"Lo so ... Ora tieni la mano completamente aperta..."
La donna ubbidisce, ma una folata di vento porta via parte della rimanente.
"Anche così non riesco a tenerla..."
E l'amica, sempre sorridendo:
"Adesso raccogline un altro po', e tienila con la mano aperta a cucchiaio... così… abbastanza chiusa per custodire e abbastanza aperta per la libertà".
La donna riprova, e questa volta la sabbia non sfugge dalla mano, ed è protetta dal vento.
"Ecco come si fa ….”.

(anonimo)

sabato 26 agosto 2006

a celtic world of mine

Sono in partenza, destinazione Brintaal.
Per ritrovare un po' di me, tra le cose che mi piacciono e mi fanno sentire di nuovo presente.
Viva. Per così dire.

DONNE IN RINASCITA

Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.
Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.
Che uno dice: è finita.
No, non è finita mai, per una donna.
Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.
Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina anti-uomo che ti da la morte o la malattia.
Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l'esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola.
Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all'altezza o se ti devi condannare.
Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai.
E sei tu che lo fai durare.
Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo; che sei terrorizzata che una storia ti tolga l'aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno s'infiltri nella tua vita.
Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane.
Sei stanca: c'è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto.
Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa.
Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre: "Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così".
E il cielo si abbassa di un altro palmo.
Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasque. In quell'uomo ci hai buttato dentro l'anima; ed è passato tanto tempo, ce ne hai buttata talmente tanta di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio perché non sai più chi sei diventata.
Comunque sia andata, ora sei qui e so che c'è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento.
Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine.
Ed è stata crisi.
E hai pianto.
Dio quanto piangete! Avete una sorgente d'acqua nello stomaco.
Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino.
Così, improvvisamente.
Non potevi trattenerlo.
E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l'aria buia ti asciugasse le guance? E poi hai scavato, hai parlato.
Quanto parlate, ragazze!
Lacrime e parole.
Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore. "Perché faccio così? Com'è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?"
Se lo sono chiesto tutte.
E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli
Un puzzle inestricabile. Ecco, è qui che inizia tutto.
Non lo sapevi? E' da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai.
Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.
Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te.
Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa.
Non puoi più essere quella di prima.
Prima della ruspa.
Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente.
Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel.
Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va, va in corsa.
E' un'avventura, ricostruire se stesse.
La più grande.
Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.

Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo "sono nuova" con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo.
Perché tutti devono capire e vedere: "Attenti: il cantiere è aperto. Stiamo lavorando anche per voi. Ma soprattutto per noi stesse".
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia.
Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre. Quando meno te l'aspetti.

(Jack Folla)

domenica 20 agosto 2006

arrivare alla fine



















"I periodi e le stagioni finiscono, le cose cambiano indipendentemente dalla nostra volontà ed entriamo in una voragine che ci pare senza uscita.
Il dramma è che, spesso, ci entriamo prima che le cose siano realmente finite e contribuiamo alla loro morte"

"Tutti di solito sono convinti che le persone si separano perchè una si è stancata dell'altra, per propria volontà o per volontà dell'altra persona.Ma non è così. I periodi finiscono, come finiscono le stagioni.
Semplicemente.
E' una cosa su cui la volontà individuale non ha alcun potere.
Viceversa, si ha la possibilità, fino a quando verrà quel giorno, di godere ogni momento."

("H.H. " - B.Yoshimoto)

domenica 13 agosto 2006

la vie en azur

(E' un dato di fatto: quando sto bene, non "creo".)

Per qualche giorno ho ritrovato la serenità, sepolta da anni di polvere e ruggine, lavate via da sensazioni nuove eppure già note al mio cuore e al mio stomaco, entrambi in subbuglio.

Senso di liberazione, via il peso dall'anima, respiro di nuovo.
E' l'azzurro della vita - e non il rosa, che ho odio da sempre - a entrare di nuovo dentro di me.
E, uscendo, porta via la tristezza, la rabbia, l'amarezza.
Tutte legate insieme come figurine di carta ritagliate da un giornale.

L'azzurro di un lago lontano, remoto, che non ho mai visto, ma dove, forse, sono già stata una volta, tanto tempo fa.

L'azzurro degli occhi di una dolce amica, leggera come nuvole, con riflessi argentati dai raggi della luna.

La musica blu, viola, turchese e smeraldo, a Venezia.
La luce celeste che entra dagli occhi ed esce dal cuore, sfiorandone il rosso della passione e tingendosi debolmente di viola.

Nuvole bluastre, cariche di pioggia, nel temporale di ieri sera.
Il cielo ridipinto a nuovo stamattina, quasi irriverente, a dispetto della notte appena trascorsa.

Macchie di colore staccate da una tavolozza quasi dimenticata.
Il mare dell'infinita nostalgia di un sentimento accarezzato troppo poco per conoscerne abbastanza i confini.

Madame Sérénité s'è fermata poco questa volta.
E' entrata dalla porta, ma è uscita dalla finestra, che lasciata incautamente aperta.
Ispirazione e malinconia, gelose della nuova inquilina, hanno subito preso possesso di quel posto, rimasto vuoto.

L'aria profuma ancora di fresco, di lavanda, di mare.
Madame Sérénité è partita di corsa, senza salutare.
Ma mi ha lasciato una nota, una traccia, in fondo a una pagina.
E' scritta in piccolo, in blu.
"Speranza".

domenica 16 luglio 2006

cerchi nell'acqua














Ogni volta che una sensazione o un ricordo spiacevole mi abbandonano, è sempre a causa di un altro fastidio che prende il posto dei precedenti.
Un'altra sagoma ingombrante ondeggia verso di me.
E' la vita che gocciola, in cerchi infiniti e concentrici, dentro il mio animo acquoso.

luce e acqua















"Al mattino la superficie del fiume splende come se migliaia e migliaia di fogli d'oro stropicciati scorressero sull'acqua.
La luce che scintillava dentro di me era altrettanto radiosa.
E per un momento pensai che forse era quella che gli antichi chiamavano speranza."

("Lucertola", B.Yoshimoto)

venerdì 14 luglio 2006

1946-2006
















Wish You Were Here

So, so you think you can tell

Heaven from Hell, blue skies from pain.
Can you tell a green field from a cold steel rail? A smile from a veil?
Do you think you can tell?
And did they get you trade your heroes for ghosts?

Hot ashes for trees? Hot air for a cool breeze?
Cold comfort for change? And did you exchange
a walk on part in the war for a lead role in a cage?

How I wish, how I wish you were here.

We're just two lost souls swimming in a fish bowl,
year after year,
running over the same old ground. What have we found?
The same old fears,
wish you were here

lunedì 10 luglio 2006

lo scirocco




















Lo scirocco sale dalla spiaggia a curiosare
e nelle strade si sente odor di mare
lungo il molo fa ondeggiare le barche, prende per mano una cima;
poi si dondola e si ninna fino al mare.

Come una carezza si fa sentire, ma, poi, non ti lascia dormire
come un bambino, gioca a nascondersi tra le porte delle case;
e ti cerca
e ti sveglia
e, poi, ti bacia ...
(B.Lauzi)

a proposito di calcio

"Fedele al dettato leopardiano, la domenica sera, nelle nostre case di bambini torinesi/cattolici/borghesi, era un momento di composta tragedia. La vestizione del pigiama, anticipata alle ore del crepuscolo come a voler tagliare di netto qualsiasi discussione sul possibile prolungamento del giorno di festa, immetteva in una specie di liturgia della mestizia nella quale ci si mondava dagli eventuali divertimenti domenicali, ritrovando quella disperazione di fondo senza la quale, era convinzione sabauda, nessuna reale etica del lavoro poteva fiorire, e dunque nessun lunedì mattina era affrontabile. In questa lieta cornice, molti di noi, alle sette di sera, accendevano il televisore, perché c'era la partita. Si noti il singolare. Era effettivamente una partita sola, anzi mezza: ne trasmettevano un tempo, in registrata, prima del telegiornale. Nessuno mai era riuscito a capire con che criterio la scegliessero. Circolava però la voce che la Juve avesse un trattamento di favore. E il Toro, per dire, non c'era quasi mai. Alle volte sceglievano partite finite 0 a 0, e questo ci suggeriva l'idea di un Potere dalle logiche imperscrutabili, e dalla sapienza fuori dalla nostra portata.
Naturalmente la partita era in bianco e nero (alcuni, in un commovente balzo in avanti tecnologico, avevano uno schermo che in basso era verde e in alto, non mi è chiaro perché, viola). Le riprese erano notarili, documentaristiche, sovietiche. Il commento era impersonale e di tipo medico: ma non gli era esente un tratto di follìa che ci avrebbe segnato per sempre. Dato che la partita non era in diretta, il commentatore sapeva benissimo cosa stava succedendo, ma faceva finta di non saperlo. Forse storditi dal crescente odore di minestrina che veniva dalla cucina, noi lo lasciavamo fare, a poco a poco rimuovendo l'assurdità umiliante della situazione. Succedeva allora che d'improvviso, senza nessun avvertimento, arrivato alla fine del tempo e pressato dal telegiornale incombente, il commentatore, senza nemmeno cambiare tono di voce, mandasse in pezzi l'intero nostro sistema mentale, facendo scivolare frasi del tipo: "La partita si è poi conclusa sul 2 a 1, grazie a un goal di Anastasi marcato al 23esimo del secondo tempo". D'improvviso sapeva tutto! E usava il tempo passato per dire il futuro! Era assurdo, e mortificante: ma noi, ogni domenica, tornavamo lì davanti, a farci violentare.
Perché eravamo cervelli semplici. E quello era tutto il calcio che vedevamo in una settimana. Alle volte, alcuni fortunati beccavano qualche partita sulla televisione svizzera. Si favoleggiava di Capodistria, ma non c'era niente di sicuro. E allo stadio si andava, certo, ma quante volte? Era un mondo frugale, quanto a emozioni ed esperienze. L'animale calcio ci sembrava splendido, e forse lo era davvero. Certo però che lo si vedeva poco: e quasi sempre fermo, lontano, su una collina, bello di una bellezza quasi sacerdotale. Era il calcio con cui siamo cresciuti. Crescevamo lenti, allora."

(A.Baricco "I nuovi barbari")

Ho voluto trascrivere queste parole proprio all'indomani della vittoria italiana - di cui non m'importa granchè in quanto non seguo il calcio, neanche quando si tratta di mondiali - perchè, mentre le leggevo, sono tornata indietro nel tempo, a dispetto del fatto che tra me e l'Autore ci siano dieci anni di differenza.

Sensazione mista di malinconia e stanchezza, compagne inseparabili nelle mie domeniche da bambina.
E nella luce del giorno morente, il riflesso un po' bluastro della televisione in bianco e nero, accesa in cucina, perchè allora c'era un solo televisore in famiglia.
Un nastro odoroso di brodo e pastina si srotolava per tutta la casa, mentre mia madre - sempre
lei - strigliava me e mio fratello nel bagno, dal quale non smetteva di impartire disposizioni ad alta voce - in effetti, urlava - a mio padre, intento a preparare la cena e a seguire, per quanto possibile, la partita in televisione.
Poi, esausti e affamati, siedevamo a tavola, le guance rosse per la reazione all'acqua calda e al piacevole vapore saporito che saliva dai piatti.
Momenti consueti e irripetibili al tempo stesso, dove la fine era, in realtà, l'inizio.
Il calore del cibo e dei morbidi pigiami ci guidavano, nell'abbraccio rassicurante e profumato delle lenzuola pulite e fresche, verso i nostri sogni di bambini di un tempo che fu.

lunedì 3 luglio 2006

alla ricerca della felicità ... perduta?


"La felicità? Arriva all’improvviso, indipendentemente dalla situazione e le circostanze del momento, tanto da sembrare spietata. In qualsiasi condizione, e con chiunque ti trovi. Non puoi prevederla in alcun modo. È impossibile crearsi la felicità da soli, secondo i propri desideri. Può arrivare un attimo dopo, oppure non arrivare, per quanto uno possa aspettare. È imprevedibile come lo sono le onde e il tempo."

domenica 18 giugno 2006

vecchie voci e nuovi amici

Ieri un mio caro amico ha compiuto gli anni.
Da quando ho cambiato città - e sono più di sedici anni - non sono mai mancate le mie puntuali manifestazioni di auguri - e non solo per il compleanno.
Prima di allora non ci siamo mai frequentati assiduamente da veri amici, ma l'occasione di sentirci con regolarità ogni anno ha compensato tale anomalia relazionale con una frequenza comunicativa più che soddisfacente.

Parlando con lui al telefono mi sono accorta, guardandomi da fuori, come in una sorta di film sulla mia vita - con l'immancabile voce fuori campo - che erano passati quasi vent'anni dall'ultima volta che c'eravamo visti.
Così.
Di colpo.
Come un'ondata di secondi, minuti, ore, giorni, mesi.
Tutta insieme.
Una secchiata di tempo.
E niente con cui asciugarmi, con cui riprendermi dallo shock dell'inevitabile avanzamento cronologico.

"Le estati volano, gli inverni camminano" diceva una vignetta di Snoopy.
A quanto pare, le mie hanno corso di nascosto.

mercoledì 14 giugno 2006

happiness

La felicità, ovunque essa abiti, non si può comprare.
Non costa nulla, ma nessuno te la può vendere.

Però, forse, te la puoi regalare.

giovedì 18 maggio 2006

cronaca di una paranoia annunciata

Mia madre, a dispetto della metà siciliana del suo patrimonio genetico, mi ha sempre fatto la pizza, ovviamente in scatola, con lo stracchino.
Per uno strano ed incomprensibile motivo, infatti, guardava la mozzarella con sospetto e la considerava un nemico pericolosissimo.
Fino a quando scoprì che, grazie alla raccolta punti, si potevano avere dozzine di ciotole e svariati contenitori in plastica; fu allora che trasformò la casa in un museo del latticino.
Mia madre, in mancanza di adeguato bagnoschiuma, una volta lavò me e mio fratello con il detersivo per lana e delicati. [1]
Giorni fa, quando ho visto la pubblicità in cui una scriteriata vestita fa il bagno in acqua e detersivo, ho provato una strana sensazione ghiacciata lungo la schiena.












E sempre mia madre, dopo che feci una bolla col bigbabol [2] spiaccicatosi su gran parte della mia faccia, non trovò miglior rimedio che quello di rimuovere l'eccesso di gomma da masticare, adoperando la trielina come se io fossi un abito da smacchiare.
E quando oggi glielo faccio notare, la sua riposta è "beh, non siete mica morti!"

E poi ditemi che sono
paranoica ....

[1] sorvolo sul nome, perchè farei pubblicità occulta
[2] spero che questa non sia fonte di grane con l'authority ;-)

mercoledì 10 maggio 2006

aqua vitae

Siamo come piccole pozzanghere che durano giusto il tempo di un acquazzone.











Ma abbiamo la facoltà di riflettere e trattenere in noi uno splendido arcobaleno.

mercoledì 22 febbraio 2006

il caffè delle quattro (II parte)


Ho sempre desiderato fare qualcosa di interessante nella vita: qualcosa che lasciasse il segno, insomma.Alla tenera età di 36 anni, quasi che diventare maggiorenni per la seconda volta avesse dato una svolta significativa alla ricerca del senso dell'esistenza, avevo capito questa semplice ma determinante verità: avevo sempre ammirato le cosiddette persone “speciali”, specialmente se la mia ammirazione per loro era stata la conseguenza di vite vissute, se non drammaticamente, almeno fuori dagli schemi consueti.
E a loro volevo, a tutti costi, somigliare il più possibile, cercando di trarre ispirazione dalle loro esperienze per farle diventare, in qualche modo, le mie.

Era uno di quei momenti in cui mi sembrava di far parte di una sequenza di un film: tutto era pronto per girare, c’era la musica giusta, la luce appropriata, perfino gli odori sembravano creare una cornice perfetta, degna del migliore scenografo del mondo.Di solito, in quei momenti, mi sembrava di vedere il mondo al rallentatore, tutto andava alla velocità del mio ritmo vitale, in quel preciso istante potevo sentire il battito del mio cuore scandire come un metronomo la musica suonata dal resto del mondo intorno a me.Col tempo avrei imparato a raccogliere il più possibile le sensazioni e le immagini di quegli istanti speciali, una sorta di “attimi fuggenti” che, però, a dispetto della loro fugacità, suscitavano reazioni profonde e indimenticabili, inversamente proporzionali, per così dire, alla loro durata.

domenica 12 febbraio 2006

5 mesi di fusa e profumo di limoni

L'8 febbraio scorso Emily ha compiuto 5 mesi, l'unica cosa di cui riesco a tenere il conto, ormai!Forse perchè è meglio pensare al tempo che passa per lei e non a quello che passa per me ... :-(

In qualche modo, rieccomi qua, stanca e stufa come sempre, ma con una sottile vena ispiratrice dal profumo agrumato.










Complice un inverno troppo lungo, anche per me, l'insofferenza per il gelo e il buio.
L'inverno sembra non finire mai: è ghiaccio fuori, è gelo dentro.
Di me.


















(foto by fotofobia)
Fermo, statico, incolore: tutto congelato in attesa di una ripresa.
Di ricominciare, forse, ma, da dove, ancora, non lo so.
Sono stanca, ho bisogno di ancora un po' di tempo.
Basta correre, non ce la faccio.Ho deciso di fermarmi, di riposare, di mettere in letargo i miei desideri: almeno, staranno al caldo.

Complice la lettura di "Caffè Babilonia", che consiglio, per quel che vale farlo da un blog con zero lettori, a chi ha voglia di affondare in fantasie aromatiche e rigeneranti, tra il gusto amaro della tragedia umana e i colori vivi delle spezie inebrianti.

E complice la nostalgia del mare, il mio.













Delle onde che schiumano contro scogli scoscesi ed aguzzi, con una melodia di sale ma che è dolce suono per chi vi è nato accanto.




















Del profumo del basilico.














Nei miei sogni ad occhi aperti bevo una tazza di caffè vero - che non sa di plastica come quello della macchinetta automatica in ufficio - in un piccolo bar in riva al mare: coi tavolini e le tovaglie, stropicciate da un vento dispettoso che porta tracce di mediterraneo, profumi di sabbie lontane e suoni di magie odorose, rapite al volo ma incatenate a un ricordo.


















L'inverno è ancora lungo; ma ho una splendida coperta, tessuta di fili verdi come foglie aromatiche e intensi come agrumi luminosi di sole, che mi riparerà dal freddo.



















Fino alla prossima primavera.

lunedì 16 gennaio 2006

collera celeste
















A proposito di "furia stellare", in questi giorni mi è tornato in mente questo brano, tratto da "Tsugumi" di Banana Yoshimoto.

Collera
Quando si arrabbiava sul serio, Tsugumi si faceva di ghiaccio.
Le succedeva solo nei momenti in cui andava davvero su tutte le furie. Non nei quotidiani attacchi d'ira, quelli in cui andava in giro sbraitando a destra e a sinistra, ma quando fissava qualcosa dal profondo del cuore con lo sguardo pieno d'odio, tanto da trasformarsi in un'altra persona. Ogni volta che vedevo il suo corpo interamente colorato dai pallidi raggi della collera, dimenticavo tutto il resto e ricordavo questa frase: "Le stelle ad alta temperatura emettono raggi azzurrognoli, non rossi".
Prima di quel giorno, nemmeno io, che le vivevo assieme, l'avevo mai vista così arrabbiata.

mercoledì 11 gennaio 2006

furia stellare

Ci sono giorni in cui perfino prendere a calci l'universo non basterebbe a sfogare la rabbia che ho dentro...
















E alla fine, cercare l'ultima stella rimasta a trafiggere il buio, aspettando che mi passi ...

martedì 13 dicembre 2005

luminosità felina

(Cindy)
Le chat ouvrit les yeux.
Le soleil y entra.
Le chat ferma les yeux.
Le soleil y resta.
Voila' pourquoi, le soir,
quand le chat se reveille,
j'apercois dans le noirdeux morceaux de soleil.

Traduzione:

Il gatto apre gli occhi,
il sole vi entra,
il gatto chiude gli occhi,
il sole vi rimane imprigionato.
Ecco perchè, la sera,
quando il gatto si risveglia,
mi appaiono nel buio della notte
due raggi di sole

domenica 11 dicembre 2005

il caffè delle quattro

















Interno bar. Ore 11 del mattino: giornata soleggiata di ottobre, l’aria è ancora tiepida, le prime foglie ingiallite cominciano a staccarsi dai rami e cadono sul marciapiede di fronte al bar.
Una luce rosata si stempera nella calda atmosfera del locale, come se le sedie e i tavoli di legno si fondessero insieme in un’alternarsi di tonalità tra il giallo ocra e le venature del faggio dorato.
Per tre lati il locale è foderato da scaffali asimmetrici, dove libri multiformi e variamente colorati fanno mostra di se, anima culturale mista al profumo di terre lontane.
Il quarto lato, la vetrina, è semplice e senza elementi decorativi, per lasciar meglio intravedere l’interno, col suo misto di dorsi di libri e ricette di caffè e dolcezze più svariate.
Appoggiata alla vetrata una solida ma semplice mensola, vicino alla quale si trovano alcuni sgabelli, rivolti verso l’esterno: sono i posti più ambiti dalla clientela, perché da lì si può gustare un caffè o uno spuntino veloce, senza perdere di vista il mondo che continua a correre. Che è poi il grande guaio dell’umanità moderna: non avere tempo di fermarsi a riprendere fiato e perdere tempo a pensare quanto sarebbe bello poterlo fare.

Jane sorseggia un cappuccino, seduta su uno sgabello, e guarda fuori. Sospira. Le sue lunghe dita delicate trattengono la tazza a mezz’aria, come se posarla sul piccolo bancone potesse interrompere il flusso dei suoi pensieri.

Sono fuori davanti la vetrina, approfittando del momento di relativa calma prima dell’ora di punta; sto spazzando via le foglie e faccio due chiacchiere con Clare, che fuma, distrattamente, avvolta in una tenera sciarpa bianca di cachemire che fa risaltare ancor di più il profondo azzurro dei suoi occhi.

Dentro, parzialmente nascosta da espositori di caramelle e snacks, Claude legge, assorta, l’ultimo libro del suo autore preferito. Indossa una felpa azzurra, con il colletto della camicia di jeans che spunta fuori, un po’ tirato su stile Katherine Hepburn e i lunghi capelli scuri, trattenuti dalla solita matita che si porta sempre appresso, ricadono con gradevole casualità tra il colletto e le spalle.

venerdì 2 dicembre 2005

scompensi temporali

C'è sempre troppo poco tempo, ecco la chiave di tutto.
Poco tempo per riposare, poco tempo per ridere, poco tempo per dire cose che poi ti pentirai di non aver detto e poco, troppo poco tempo per rimediare a quelle che non avresti dovuto mai dire.
Però hai sempre tempo per lavorare, per infuriarti, per pensar male e dire cattiverie; devi trovare il tempo per fare la spesa, stare in coda o semplicemente guidare per andare in qualche posto.
E a volte non importa neanche dove: basta far passare il tempo.
Così scorrono anni prima che riesca a riordinare quelle vecchie foto che, ormai, non hanno neanche più una precisa identità temporale; una volta, solo guardando persone e luoghi ritratti, riconoscevi immediatamente il periodo in cui erano state scattate. Adesso è già tanto che riesca a ricordare perchè erano state scattate.

E passano anni prima di riuscire a leggere meno della metà dei libri che possiedi.
Alcuni giacciono intonsi fin dal giorno in cui furono acquistati.
Altri, forse più fortunati, sono stati spostati una volta o due negli anni e, almeno in quel momento, qualcuno s'è preso cura di loro.
Anche se solo per una veloce spolverata e un debole, patetico proposito di riprenderli in mano quanto prima.

Il tempo NON è una costante: e l'ho capito non solo grazie ad anni di filosofia fantascientifica.
Lo capisco ogni volta che mi ritrovo alle sei del pomeriggio di una qualunque domenica: dov'è che ho sprecato quel poco tempo prezioso che volevo usare nel modo migliore, magari per fare tutte quelle cose, tanto desiderate, per le quali non si trova mai un momento adatto?Come mai 48 ore di fine settimana volano più di dieci minuti di un qualsiasi lunedì di lavoro?
Ma allora è proprio vero che tutto è relativo.

Come è inutile cercare di darmi la colpa per aver gettato via, almeno in apparenza e solo ora che volge al termine, un altro fine settimana.
E' inutile, perchè c'è sempre troppo poco tempo per fare quello che vorresti fare.

E questa è l'unica certezza.

(n.b. questo risale al 2002 ... )

domenica 30 ottobre 2005

la capsula del tempo

Se mai avessi costruito una "capsula del tempo" quand'ero piccola, sul coperchio la scritta "non aprire prima del 1/1/2000", probabilmente questo sarebbe stato il contenuto:
- una scatola di latta con pennarelli e matite colorate che usavo nella casa di montagna; essa stessa già una capsula temporale "sui generis", che una volta conteneva biscotti ("lazzaroni" se ricordo bene), color verde tenue, quadrata; il coperchio, sollevabile facendo leva con le unghie sui bordi, si apriva emettendo un suono dolce, che mi rassicurava, un'ancora di salvezza per una piccola anima incatenata in un luogo che non le é MAI piaciuto;[...]
- un paio di scarpette da ballo, consunte, un tempo rosa lucido, ora stancamente impallidite, i lacci di raso ritorti e ingrigiti per l'uso, le suole di cuoio impregnate di polvere di pece per non scivolare sul parquet della scuola di danza; e dentro, traccia indelebile di un impensabile martirio, la sofferenza inferta ai piccoli piedi di una bambina sognatrice;
- la cartella delle elementari, fatta a mano da mia madre con un paio di vecchi jeans di mio padre, ricamata con fiori e pesci, la mia passione per la natura ed il mare sempre presente; e ogni anno, all'approssimarsi della riapertura della scuola, la sigla della classe sempre aggiornata;
- un mazzetto di fiori, raccolti con mio nonno, appena fuori la città, su nodose pendici appenniniche che si tuffano nel mare, tra ulivi perlacei e ciuffi spinosi di ginestre ed agavi; chiusa in una giacca a vento, il cappuccio stretto intorno al viso, minuscola finestra sul mondo intorno a me, sgambettavo veloce, seguendo i suoi pantaloni di velluto marrone scuro a coste.

domenica 23 ottobre 2005

mi mancano le parole...

per descrivere come mi sento in questi ultimi giorni.
Quando qualcuno mi chiede "come stai", non so davvero cosa rispondere.
Io che ho sempre avuto la risposta pronta, l'ultima parola su tutto e tutti.
E ora, muta, afona, vuota.
Ho dato spazio alle mie sensazioni attraverso le parole di chi l'ha saputo comunicare meglio di me.
Ho portato solo canzoni: testi che qualcun altro ha scritto prima di me, intensi, profondi, drammatici e incredibilmente vicini, anche se scaturiti da altri cuori, altre menti, altre mani che li hanno tradotti in poesie musicali.
Riesco solo a pensare che nulla dura per sempre, che siamo solo polvere nel vento [dust in the wind], che è da troppo tempo che mi sento giù [down so long] e che non avrebbe neanche senso vivere per sempre, quando l'amore deve morire [who wants to live forever, when love must die].
Non ho voglia di parlare, meglio godersi il silenzio [enjoy the silence], tutto quello che volevo era qui, fra le mie braccia [all I ever wanted is here in my arms].
E ora non c'è più nulla: solo quello che la rabbia ha frantumato ed ha ridotto in sabbia.
Vorrei trovare la forza di scagliare tutti i miei guai nel mare blu e profondo [take all my troubles and throw them into the deep blue sea]; ma per ora riesco solo a guardare, seduta sulla riva della vita che scorre via inesorabile, l'oceano nero ed infinito della mia amara tristezza.

domenica 9 ottobre 2005

aprite le finestre al nuovo sole


.... almeno oggi è tornato il sole, non che cambi granchè comunque.
Ma è una piccola consolazione aprire le finestre e lasciar entrare un po' di luce, a rischiarare il buio dei dubbi, dell'incertezza e della paura di prendere una decisione che sembra affrettata ma non lo è.

Probabilmente è vero che nessuna notte durerà mai troppo perchè non possa tornare il giorno.



Ma ci sono momenti in cui fatico a capire se sia l'oscurità che sta lasciando sorgere un'alba accecante o se non sia un tramonto infuocato che vira in una notte scura ed incolore.
Nel dubbio, accendo una candela.
Non si sa mai.

sabato 8 ottobre 2005

indimenticabile


"Certe volte penso che dovrei essere incazzato per quello che è successo, ma è difficile restare arrabbiato, quando c'è così tanta bellezza nel mondo.
A volte mi sento come se potessi vederla tutta in una volta, ed è troppo, tanto, così tanto che il mio cuore si riempe come un pallone che sta per scoppiare....




E poi mi ricordo di rilassarmi e di fermarmi ad afferrarla, mentre scivola attraverso me come pioggia e non posso far altro che provare gratitudine per ogni singolo momento di questa mia stupida piccola vita...
Non avete idea di cosa sto parlando, lo so.
Ma non preoccupatevi....
Un giorno lo capirete."

nothing lasts forever

Domanda banale o pubblicità di pietre preziose?
Luogo comune in attesa dell'autobus o verità inconfutabile?
Niente dura per sempre: a volte sono convinta che valga solo per le cose belle, perchè quelle brutte, anche se non eterne, durano sempre troppo per chi le deve affrontare.
Già il fatto che si sa quando si nasce ma non quando si morirà dovrebbe dirla lunga sulla validità di certe affermazioni: mi pare d'aver letto una volta che proprio l'essere mortali è ciò che rende la vita umana affascinante.
Come dire: goditela finchè puoi, la fine (anzichè la verità) è dietro l'angolo.
Bella consolazione del piffero (per non dire di peggio).
Troppo semplice pensarla come Epicuro, risolvendo tutto col dire che se c'è la morte non ci siamo noi e viceversa, per cui è inutile preoccuparsene.
E che dire di chi resta a soffrire della mancanza di chi non c'è più? Non conta nulla questo?
Forse Epicuro non aveva parenti che abbiano pianto al suo funerale.
E non parlo solo di fine della vita: intendo qualunque fine.
Quella di un'amicizia, di un amore, della serie tv preferita, del corso di canto, di un rapporto di lavoro, di un periodo della vita che ha segnato e permeato di significati l'esistenza per poi terminare, così, a volte inaspettatamente (ed è il caso peggiore), lasciando solo vuoti incolmabili e un gran senso di irritante inutilità.
Sapere che qualunque cosa prima o poi finirà non mi rende nè più saggia nè più prudente: ma mi avvelena il cuore con una tristezza, questa sì, infinita.

domenica 2 ottobre 2005

fireworks

…. All’improvviso il buio e l’attesa cambiano.
Spirali rumorose e colori assordanti riempiono il vuoto della notte.
Ogni esplosione è una nuova meraviglia.
Giochi di fiamme colorate che tingono l’aria di tonalità irripetibili.
L’aria si fa di zolfo, i suoni si confondono come fontane iridescenti.
Esplosioni pacifiche che rimbombano nel cuore, scoppi colorati che si imprimono negli occhi e nella mente.
Lo stupore è sempre nuovo, lo spettacolo si perde in notti misteriose ed antiche.
Come arcobaleni di tuono gli ultimi fuochi si sommano l’un l’altro, in una miriade di sfumature e boati incessanti.
L’incantesimo è finito: un lieve ronzio rimane a contrastare il frastuono degli istanti appena trascorsi.
Gli occhi si abituano di nuovo all’oscurità.
Vortici iridescenti sbiadiscono adagio, lentamente.

Lo spettacolo è finito.

Ma il sogno è appena cominciato.

venerdì 30 settembre 2005

scarabocchi esistenziali

Per anni ho disegnato buste chiuse.



Poi, un giorno, ho girato il foglio e ho scoperto che si trattava di aquiloni ....

giovedì 29 settembre 2005

chet baker sotto la pioggia

Sembra che quest'anno passerà alla storia come uno dei più piovosi del nuovo millennio. Probabilmente perchè è appena iniziato e già c'è qualcuno che spende neuroni per fare statistiche e classifiche.
Piove, anzi, diluvia.
Attraverso il vetro e l'intermittente altalena dei tergicristalli, il mondo mi appare diluito.
Tutto è confuso, il sopra è sotto, il basso sale verso l'alto.
Sembra quasi di nuotare, la mia auto è immersa in un anomalo mare grigio.
Schiaffi acquosi mi urtano e avvolgono tutto.
La pioggia scende con violenza: se chiudessi gli occhi, non vedrei meno di quello che scorgo al di là del parabrezza, scudo trasparente tra me e la rabbia del temporale.
Le calme note algide di Chet Baker in sottofondo stemperano con un tocco di vellutata malinconia la drammatica situazione atmosferica fuori del mio guscio a quattro ruote.
Note e gocce formano disegni sempre diversi davanti a me, una tenue condensa le raccoglie in una ragnatela umida e inafferrabile.
Nuvole basse color terra si agitano minacciose poco lontano; a brevi momenti di tregua s'alternano minuti di furia liquida che sembrano interminabili.
Sciami di foglie gialle si mescolano alla pioggia.
Su un pentagramma di fili d'argento, gli alberi scrivono meste melodie d'autunno.

martedì 27 settembre 2005

piccoli passi ...

per arrivare ad una soluzione. Piccoli passi per non sentire il dolore e la rabbia. Piccoli passi per progredire, impercettibilmente, verso la crescita, il cambiamento, la sfida e forse la speranza che davvero, tutto, ha un senso.
Piccoli passi per ritrovare il sorriso, la gioia, la calma, la serenità. Per non sentire la voglia di fuggire, per lasciarla urlare fuori dalla mia anima.
Piccoli passi per rimettersi in gioco, per provare a me stessa che ce la posso fare, anche se non so da dove cominciare.
Piccoli passi per non perdere altri istanti, perchè, comunque, non torneranno.
Per non perdere neanche un secondo senza che sia valsa la pena averlo vissuto.

martedì 20 settembre 2005

la tempesta non smette mai

È vero, non smette mai, una volta che l'hai incontrata, non le sfuggi più.
Puoi chiudere le finestre della tua anima, la porta del tuo cuore, ma la tempesta, prima o poi, ti raggiunge.
E ti sconquassa.
Fin nel profondo.
E ti lascia così, senza un tetto, senza difese, nel freddo, nella pioggia, nella rabbia della tua impotenza di fronte alla forza della natura.
Ma ti ricorda che sei VIVO: che devi stare attento, la prossima volta potrebbe anche essere peggio, se non starai attento.
La tempesta ti seguirà ovunque, con il suo grigio minaccioso, con i suoi sibili di vento...
Ma ti ricorderà che sei VIVO.
E che dovrai imparare a ripararti meglio dalla sua violenza, perchè quando arriva, l'unica cosa è lasciarla passare, inutile correrle dietro, o cercare un rifugio quando è troppo tardi e sei già inzuppato fino all'osso.

La tempesta non ha fretta: ma, al contrario di te, sa sempre quando è l'ora di tornare a farsi sentire.
Perchè la tempesta non smette mai.