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lunedì 19 dicembre 2011

un capodanno da cassaintegrati



E' un po' che non scrivo della mia penosa (tra le altre) situazione lavorativa.

Per chi, casomai, si fosse chiesto a che punto sto, ecco le ultime notizie.

Venerdì scorso, dopo averlo cercato al cellulare, mi ha richiamata uno dei sindacalisti che sta seguendo l'infausta vicenda di orribilandia (cliccando qui, si possono leggere i post precedenti relativi alla triste faccenda).

A quanto pare sembra che, a fronte di approvazione e stanziamento da parte della Regione, sia possibile, come ultima via di salvezza, peraltro temporanea, ricorrere alla cassaintegrazione in deroga: se le cose andranno per il verso migliore, la prima settimana di gennaio 2012 ci sarà ancora cassaintegrazione ordinaria, essendo la straordinaria terminata lo scorso 21 novembre ed usufruendo nel frattempo, io e gli altri fortunati, di altra cassaintegrazione ordinaria fino al 31 dicembre 2011.
Poi, in teoria, si partirà, dal 9 gennaio in poi, con la CASSA INTEGRAZIONE IN DEROGA per 180 giorni (quindi altri sei mesi "pagati").
Nel frattempo, sempre che le cose prendano una piega a noi favorevole, l'azienda dovrebbe riproporre il famigerato incentivo per i volontari all'esodo, incentivo che i sindacati stanno cercando di alzare almeno fino a 15mila €, anche se, come sempre, sarà poi l'azienda a fare quello che vuole.
In ogni caso l'estate prossima si dovrebbe arrivare definitivamente alla mobilità.
Game over.

Peraltro, ammesso che si proceda con la cassaintegrazione in deroga, l'azienda potrebbe comunque mandare le lettere, tenendo conto anche del relativo preavviso, in tempo giusto prima che la CIG in deroga sia terminata (per esempio, un mese e mezzo prima, se quello è il tempo di preavviso previsto).
Nella peggiore delle ipotesi, invece, il 1° gennaio potrebbe arrivarmi la lettera di licenziamento (senza o con preavviso, non è dato saperlo...).
A questo proposito, sembrerebbe che l'azienda abbia detto che, dei 25 esuberi rimasti, almeno 15 debbano essere lasciati assolutamente a casa: il che apre uno scenario a dir poco grottesco sul come e quando gli eventuali 10 superstiti verrebbero, invece, graziati dalla scure del licenziamento.
Quindi e per l'ennesima volta, l'unica certezza è che dovrò aspettare ancora, di sicuro fino a fine anno, con la prospettiva di vedermi recapitare un bel regalo di inizio 2012.
E tanti saluti ai Maya e alla fine del mondo...

Peraltro, l'unica cosa che mi dà ancora un po' di luce in fondo al tunnel (ma è davvero un lumicino gracile in una voragine buia e piena di gelide correnti) è il fatto che, a questo punto, se avessero potuto effettivamente lasciarmi a casa, FORSE, a quest'ora l'avrebbero già fatto.
Invece, visto che continuano ad allungare la nostra agonia di cassaintegrati prescelti, mi fa pensare (sperare è una parola grossa...) che probabilmente qualcosa in nostro favore possa ancora esserci dietro l'angolo.
O che almeno ci sia ancora tempo per respirare, prima di affogare del tutto...

Ma non voglio sembrare ottimista: non lo sono mai stata e non lo sarò adesso, rischiando di restare ancor più di merda se le cose non andassero come prospettano i sindacati.

Forse è anche per questo che ieri, solo perché ho guardato il calendario, ho realizzato che domenica prossima sarà natale.
Per me sarà solo una domenica come le altre, un altro giorno in cui la più grande conquista sarà arrivare a sera, viva ed in piedi, in qualche modo.

sabato 28 maggio 2011

orribilandia: la (brutta) storia infinita


Dov'ero rimasta?
Ah sì: qui.
Ieri ore 11 ultima assemblea durante la mia cassaintegrazione STRAORDINARIA, in cui il sindacato avrebbe dovuto prospettare due possibili esiti:
- fine del lavoro il prossimo 31 maggio (tecnicamente sarebbe domenica 29) con passaggio alla procedura di mobilità. In tempi relativamente brevi percezione della liquidazione, con conseguente relativa tranquillità per me che, con una "bella" estate da gattara alle porte, avrò certamente (e purtroppo) molto da fare.
- oppure, ipotesi paradossale, ma comunque conveniente alla sottoscritta, prosecuzione della cassaintegrazione ORDINARIA grazie al trasferimento (in teoria, solo "nominale") in un altro stabilimento, nel quale la proprietà ha già progettato di spostare tutta l'attività attualmente in "funzione" a orribilandia (che si trova a circa 10 km dal secondo stabilimento).
Evento tutt'altro che indolore, in quanto, a seguito dell'accorpamento dei due organici, si origineranno altri 30 esuberi e quindi altri prevedibili tagli.
In ogni caso, a prescindere dagli effetti sugli altri colleghi non ancora colpiti dalla mannaia aziendale, per me si sarebbe trattato di una delocalizzazione sotto controllo e mi avrebbe assicurato altri sei mesi di stipendio, anche se ridotti al solito meno del 70%, ma con il vantaggio di stare a casa, dato che la rotazione, per i motivi sopra elencati, si palesava quanto mai improbabile.
Questa, quindi, la situazione alle ore 12 circa.

Nel primo pomeriggio, appena sveglia dal consueto recupero dell'infausta insonnia notturna ricevo una telefonata il cui assurdo senso è questo: mi è stata spedita l'ennesima raccomandata in cui si dice che devo rientrare. Ma siccome forse non arriverà in tempo ("Per forza, GRANDISSIMO IDIOTA" - avrei voluto urlare al cretino di turno - "se la spedisci sempre all'ultimo momento!"), posso (DEVO) comunque presentarmi lunedì in ufficio.

Mi riprendo, lentamente inebetita, dalla doccia fredda; nel frattempo fuori infuria un fortunale, in cui pioggia e grandine sono la materializzazione acquosa e ghiacciata delle mie imprecazioni più terribili.

E dopo mezz'ora richiamo, per avere almeno qualche dettaglio più preciso.
Quindi chiedo: ma per quanto tempo rientrerò stavolta? Non si sa.
E in quale ufficio sarò? Non si sa.
E in quale stabilimento? Non si sa.

Insomma nessuna certezza: tranne il fatto che qui il rispetto è andato veramente a farsi fottere, che la mia serenità è definitivamente compromessa e che se un giorno sarò protagonista di un fatto di cronaca nera, almeno avrò lasciato una traccia pubblica in questo blog del mio devastante percorso verso una più che comprensibile follia.

ULTIM'ORA:
in tarda mattina è arrivata la famigerata raccomandata (forse le bestemmie servono, dopo tutto...).
Due comunicazioni, scritte in una lingua che definire italiano farebbe rivoltare nella tomba da Manzoni a Montanelli, da Foscolo a Sciascia, da Leopardi alla Fallaci...
In sostanza: il rientro per sospensione dalla CIGS (ossia Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria) è previsto dal 30 maggio al 10 giugno.
Però dal 31 maggio, per "imprescindibile necessità di riorganizzare la complessiva struttura della società, al fine di contenerne i costi, anche recuperando efficienza (quale? hahahaha!) mediante azioni di concentrazione delle varie operatività e di accorpamento in un'unica sede aziendale dei reparti ed uffici ora dislocati in più sedi...(omissis) ... Ella (sì, Fitzgerald!) sarà trasferita alla predetta unità operativa di... (omissis) Presso tale Unità Operativa (perché in maiuscolo? delirio di grandezza?) Lei (ma non era Ella?) svolgerà mansioni di impiegata (e certo, perché di operaia non credo proprio...)".
La suddetta comunicazione, al cui confronto la lettera di Toto' e Peppino suona come un trattato di alta sintassi del periodo, dovrà, inoltre, esser restituita FIRMATA per accettazione, in sede.
Non serve specifichi che, chi mi conosce anche solo un po', sa che lunedì scatenerò dir poco l'inferno, anche in assenza di un qualunque segnale.
E che quella comunicazione, caso mai verrà da me firmata, lo sarà, ma nel sangue.
Quello di chi ha deciso tutto questo.

domenica 1 maggio 2011

orribilandia, ultimo atto


Da domani torno in galera.
Per l'ultima volta.

Poi,
come già detto un mese fa, almeno questa buffonata sarà finita.
Senza possibilità di rientro, né, per dirla in termini legali, di "appello".

Cerco, tuttavia, i lati positivI: sarà finito un assurdo stillicidio, una reiterata presa per il culo, iniziata a settembre dello scorso anno, ed un periodo, lavorativo e relazionale, in cui sono davvero poche le cose da salvare (ed ancor meno le persone, che si contano su metà delle dita di una mano).

12 anni di cui fatico a ricordare un giorno in ufficio senza delusioni, né arrabbiature.

12 anni che il 31 maggio si dissolveranno nel nulla, come se nulla fosse mai accaduto nel frattempo, come se io fossi stata altrove, anzichè là.

A fine giugno, auspicabilmente, arriverà quantomeno una piccola liquidazione che mi permetterà di sopravvivere dignitosamente ancora per un po', anche se non risolverà TUTTI i miei problemi giacché, per quelli, solo un 6 al superenalotto sarebbe efficace: oppure un miracolo, ma tra i due il 6 è l'evento più realisticamente probabile.

E comunque, buona festa dei lavoratori, a chi, per il momento, un lavoro ce l'ha ancora...

domenica 3 aprile 2011

si torna in galera

da domani e per le solite, ridicole, consuete due settimane.
Per la penultima volta.
Ché a fine maggio, tutto questo, finalmente, finirà.
Con buona pace di chi crede (se c'è) ancora ai sindacati e al diritto al lavoro.
E con buona pace mia: che almeno una tortura sarà finita.
Meglio di niente.

martedì 11 gennaio 2011

autoironia



Dopo un solo giorno di rientro a orribilandia ho due occhiaie così profonde che se incontrassi un panda mi direbbe di provare un buon correttore.
Ché non mi si può guardare...

domenica 9 gennaio 2011

anno nuovo, buffonate vecchie



E da domani si ricomincia, con le solite ridicole modalità,
peraltro in assenza della consueta e prevista raccomandata che i grandi geni hanno spedito mercoledì e che, quindi, NON è arrivata in tempo (e chissà come mai...).
Però stavolta si sono degnati di telefonarmi per confermare il mio rientro bisettimanale.
Chissà, forse si sono resi conto di essere dei buffoni.
O forse no.
Per cui, da domani, sveglia alle 6 per sistemare le tre gatte (e Davide, tuttora ospite del gattogarage) e render me stessa presentabile, per quanto non valga granché la pena, vista la destinazione infelice.
Si prospetta un lunedì pesante, forse alleviato dalla ricezione della busta paga.
Ma meglio non farsi troppe illusioni, ché l'anno è nuovo, ma gli stronzi sono fin troppo vecchi...
Se qualcuno mi cerca, sarò impegnata a non crollare per la fatica...
Buona notte, a sabato prossimo.

venerdì 3 settembre 2010

a volte ritornano

A orribilandia, nel mio caso.
Venerdì scorso, ore 17,30, telefonata di un sindacalista (pfui, per dirla con Zio Paperino e amici) che mi annuncia di aver raggiunto l'accordo per reintegrarmi a lavorare per 2 settimane al mese, a rotazione con un'altra persona (la cui identità è ancora segreta, manco fosse Diabbolik!) in un ufficio "apposito a sistemare un po' la contabilità".
Per chi non sa di chi stia parlando, dirò solo che, tra tutte le mansioni che saprei svolgere egregiamente in quel posto di merda, l'unica di cui non ho competenza è proprio la contabilità.
Per cui, lasciati esaurire gli assurdi argomenti del pallonaro interlocutore, ho prontamente sottolineato che la proposta, per me che conosco, purtroppo, bene i personaggi in questione, era (ed è) una BUFFONATA, ma che l'accettavo comunque, non avendo alcuna valida alternativa al momento.
Ieri ho ritirato la raccomandata con cui mi si comunica, come sopra, il reintegro a seguito di "predisposizione di un piano di rotazione del personale in ragione delle esigenze tecnico-organizzative aziendali" dal 6 settembre al 17 settembre.
E poi? Non si sa.
Per cui, tanto per schematizzare, ecco i contro ed i pro di questa novità:
CONTRO:
- dovrò alzarmi alle 6 per riuscire a sistemare le tre gatte di casa ed i quattro che, tuttora in cerca di adozione, abitano nel gatto garage (totale SETTE GATTI) prima di andare in ufficio (venti minuti di strada);
- perderò inevitabilmente la tranquillità ritrovata in questo quasi anno di disintossicazione, nonchè la gioia di pranzare con calma, invece che ingoiare di corsa il cibo in 20 minuti e risalire in auto con la digestione bloccata e guarderò al fine settimana come ad un'oasi per riprendere a vivere e non vegetare;
- tornerò a respirare un'aria fetida, sia dentro, sia fuori, ed a confrontarmi, mio malgrado, con emerite facce di merda, che mi odieranno ancor più di prima, in quanto obbligate a farmi rientrare al lavoro dalla legge che regolamenta la Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria; quelle stesse facce di merda che con tanta soddisfazione avevano inserito il mio nome nella lista degli "eliminabili";
- dovrò necessariamente trascurare la colonia e lasciare T. da sola a gestirla, visto che sarò fuori casa per 9 ore al giorno, di cui 8 trascorse rinchiusa nell'orrido posto;
- non avrò più tempo per il blog, né tantomeno per FB, da cui mi sto già allontanando progressivamente per varie ragioni;
- tutto ciò che riuscivo a fare con calma durante la settimana verrà malamente scaraventato, dove possibile, dopo le 18 o nel fine settimana, con conseguente aumento del nervosismo e inevitabile calo della minima serenità guadagnata in un questo periodo "sabbatico";
- arriverò a casa comunque stanca nel corpo ed inquinata nell'anima, umiliata da una situazione assurda, trascinandomi nell'utopica speranza che qualcosa, qualunque cosa, in questa vita, finalmente migliori.
PRO:
- prenderò più soldi rispetto a questi ultimi 9 mesi.
Forse.

mercoledì 9 giugno 2010

orribilandia: dove eravamo e dove siamo



Nella melma, per non dire di peggio.

Dallo scorso 31 maggio la
CIG(O) è diventata CIGS. Per un altro anno.
Però, siccome
l'azienda FINGE di fare rotazione (ché a ruotare sono solo le palle dei cassaintegrati!), ogni mese arriverà un'insulsa raccomandata che indicherà di volta in volta il prolungamento del periodo di CIGS.
Bello, eh? E non è tutto, non ci facciamo mancar nulla.
All'ultima assemblea del 27 maggio i "cari" sindacati hanno parlato di incentivi che l'azienda darebbe (
condizionale quanto mai d'obbligo) a chi si fa licenziare entro il 30 giugno (7mila euro) oppure entro il 30 ottobre (4mila euro).
Peccato che quello che loro chiamano INCENTIVO altro non sia che l'importo COMUNQUE dovuto per la CIGS e che, anziché in dodici mesi, lo diano, COMUNQUE a rate, ma in dieci mesi.
Un incentivo notevole, non c'è che dire.
L'unico, per così dire, vantaggio immediato sarebbe la mobilità: ma solo se si è in trattativa per un altro posto di lavoro, giacché tale stato occupazionale comporta facilitazioni a livello contributivo al nuovo datore di lavoro.

In caso contrario, decisamente meglio restare in CIGS.
Inoltre ed infine, anche a fare due conti e calcolare a quanto ammonterebbe il TFR in caso di dimissioni (o licenziamento eventualmente concordato), anche questo importo verrà comunque corrisposto A RATE.

A completare il meraviglioso quadro, venerdì scorso è iniziata una serie di telefonate, per ora solo ai cassaintegrati, dove una dottoressa, appositamente incaricata, chiede se ti vuoi candidare per avere l'incentivo.
Come se ti regalassero un'auto, invece d'un licenziamento.
Le ho risposto che i soldi non fanno schifo a nessuno, me compresa.
E che siccome non sono in vena di far favori a nessuno, tantomeno a chi, dopo 11 anni di serio, onesto, scrupoloso e malpagato lavoro,
mi ha dato una pedata nel sedere, scegliendomi con premeditazione, non certo guardando la qualità, né il peso del mio lavoro, per ora mi tengo la mia "bella" CIGS; e che l'incentivo se lo prenda qualcun altro.
Dove, lo lascio immaginare...

lunedì 26 aprile 2010

giorni e numeri


15400: i giorni trascorsi da quando sono nata.
1258: i giorni passati dall'ultima volta che mi sono sentita DAVVERO felice.
115: giorni trascorsi dall'inizio dell'anno.
10: i giorni passati da quando ho perso, ancora, qualcuno a cui volevo bene.
6: i giorni che mancano alla fine della cassaintegrazione.
Poi, a orribilandia piacendo, o sarà cassaintegrazione straordinaria o mobilità.
In ogni caso, fino ad oggi nessuno s'è fatto sentire.
Non mi resta che aspettare il verdetto.
Quasi fossi colpevole di qualcosa...

Aggiornamento 29 aprile 2010: ho appena ricevuto l'ennesima raccomandata aziendale. La CIG è prolungata fino al 29 maggio.
E poi? Lo scopriremo solo vivendo.
Ammesso che questo, dico io, sia vivere...

venerdì 19 febbraio 2010

l'insostenibile leggerezza dell'essere (cassaintegrati) - parte seconda

(ovvero: IL RITORNO)

Mercoledì sera, alle ore 18, sono tornata nel luogo del primo colloquio.
Questa volta l'ufficio era semideserto e sono stata subito ricevuta dal tizio del colloquio precedente (sempre molto glamour, lampadato e quant'altro), il quale ha esordito con la sua solita parlantina spedita (tipo Mentana al cubo), per illustrarmi, a suo dire, in maniera più dettagliata, gli aspetti tecnici ed economici del lavoro in questione.
Peccato non potesse immaginare (finalmente un vantaggio nell'avere quasi 42 anni ed un anno e mezzo di psicoterapia alle spalle!) che avevo pronte due belle domandine da un milione di euro.
La prima, a fronte della sua spiegazione, comunque vaga, del tipo di macchinario venduto dall'azienda (una sorta di macchina miracolosa che fa tutto, forse anche la pizza, l'orlo ai pantaloni e pulisce perfino la polvere negli angoli :-D) è stata "ma se non fate inserzioni pubblicitarie di alcun genere e non avete un vostro sito, come vi fate conoscere?".
Risposta: "Con il passaparola". Mah...
E la seconda, ben più cattiva della prima, "ma in questo periodo di crisi dove tutti chiudono e hanno paura, voi dove trovate l'ottimismo per assumere nuovo personale e avviare nuova attività?", alla quale mi è stato risposto che "le grandi aziende solide, come la multinazionale americana di cui loro sono una sede distaccata in Italia, nei momenti critici invece di lasciare la gente a casa, si allargano e assumono nuovo personale per essere più concorrenziali". Mah...
Quanto alle figure professionali che stanno cercando, quella del consulente (più semplice del commerciale, ma con l'impegno di andare in giro a parlare con i clienti) parte da un fisso di 800€ nette mensili con un minimo di tre appuntamenti al giorno e 120€ fisse per le spese dell'auto.
Il fisso può aumentare se aumentano gli appuntamenti garantiti giornalmente, per esempio 4 o 5, a fronte delle cinque fasce orarie stabilite e cioè, se ben ricordo, 11,00 - 13,00 - 15,00 - 17,00 e 20,00.
Inoltre, quando il commerciale conclude il contratto con il cliente, per il consulente c'è una provvigione sul macchinario venduto (una per ogni macchinario, non in base al prezzo del macchinario), ma ora non ne ricordo la percentuale.
Invece il commerciale si fa molto più "il mazzo" del consulente, lavora a provvigione ed ha più responsabilità e retribuzione diversa (e più alta); è la figura che cerca i nuovi clienti, che fissa le consulenze (per cui il consulente si trova già la giornata organizzata ogni mattina), che segue il cliente per quanto riguarda il contratto vero e proprio, stabilendo forme di pagamento e quant'altro.
Insomma, un vero commerciale, non come certa gente che ha fatto carriera a orribilandia, sotto la scrivania...
Superato, quindi, brillantemente anche questo secondo colloquio, nel quale sono stata definita "persona solare e corretta" (forse perché il mondo è pieno di gente di merda?), sono stata invitata a tornare nello stesso posto il prossimo lunedì 22 febbraio, quando verrà effettuato un corso di pre-formazione, due ore la mattina (11,00-13,00) in cui verrà spiegata la parte della vendita e come si opera; e due al pomeriggio (15,00-17,00) in cui verrà spiegato il macchinario in tutte le sue parti.
E finalmente ogni mistero sarà svelato!
Poi, in teoria, verranno scelte le persone giudicate idonee ed avviate alla formazione vera e propria (retribuita) nella quale la persona potrà valutare se seguire il percorso da consulente o da commerciale.
Insomma, fino a lunedì niente di davvero chiaro: andrò quindi a sentire cos'hanno da proporre, per curiosità e non avendo altri impegni; e poi lascerò perdere :-)
Quanto al resto, la vita continua, tra mille pensieri (vedi qui) e pochissime soddisfazioni.
Oggi diluvia, domani forse anche.
Non resta che starsene al caldo a guardare fuori: e sperare che smetta presto.
E non solo la pioggia...

martedì 16 febbraio 2010

l'insostenibile leggerezza dell'essere (cassaintegrati)

Durante la seduta dello scorso giovedì, la psico mi ha passato un numero di una ditta che cercava personale; e dopo aver telefonato il pomeriggio stesso per fissare un appuntamento, ieri mi sono recata al colloquio.
Sottolineo che, cercandola in internet, l'azienda in questione dovrebbe vendere biancheria per la casa, ma poi in altre pagine è identificata dalla categoria "Igiene e Benessere".
Inoltre la stessa si trova in uno stabile ancora da terminare (al telefono dicevano d'essersi trasferiti da poco) e quando sono arrivata al secondo piano, come indicato all'entrata da un significativo foglio appeso al vetro della porta, c'erano tutti i muri ancora senza intonaco, al che pensavo fosse uno scherzo (è pur sempre Carnevale!), come in "Candid Camera".
Quando però sono entrata nel corridoio semibuio ho notato che a sinistra c'era una porta metallica con l'oblò, tipo porta della cucina di un ristorante.
Sono entrata e mi è apparso un ufficio che si vedeva essere provvisorio (dopo anni a orribilandia si fa l'occhio a certe cose!) con pareti in cartongesso (mal rifinite specie in fondo a contatto con il pavimento), quadri per far impressione a chi entra (sullo sfondo c'era un dipinto di Van Gogh, questo) e fiori finti (orrore!) in quello che doveva essere un mini bancone reception dietro il quale si nascondeva un non entusiasta centralinista.
Mi è stato chiesto il nome e se avessi portato un curriculum.
Poi mi sono accomodata su un'inquietante sedia in plastica fucsia, adagiata su un ancor più inquietante tappeto blu che sembrava un'acconciatura rasta.
Mah...
Ho atteso solo dieci minuti e poi sono stata ricevuta da un tipo molto glamour, molto giovane e lampadato (e probabilmente gay, ma non è questo il problema, anzi!) che parlava ad una velocità stratosferica e mi ha spiegato che le figure che stanno cercando sono tipo consulente o commerciale; che loro non si fanno pubblicità con siti o riunioni porta-a-porta (e meno male!), che hanno già molti clienti (e come li trovano allora?) e che cercano qualcuno che li assista (ma non si tratta di agenti di vendita, eh?!) oppure, una volta acquisito il cliente dall'agente ed assistito dal consulente, una figura commerciale vera e propria che segua tutte le pratiche dell'ordine vero e proprio.
E cosa vendono?
Non sono sicura d'aver capito, anzi penso che il tipo sia rimasto vago apposta: ma sembrerebbe trattarsi d'un macchinario, prodotto da una multinazionale americana (mah...) contenente, tra l'altro, oro ed argento (mah...) il cui scopo è quello di igienizzare superfici e quant'altro, in uso a strutture come ospedali oppure ristoranti oppure mense oppure privati che ne facciano esplicita richiesta.
Per entrambe le figure verrà effettuata adeguata formazione (e qui, ripensando a orribilandia, mi sono venuti i brividi...) e poi il candidato sceglierà quale percorso seguire, se quello da consulente oppure quello da commerciale.
Il colloquio è durato meno di un quarto d'ora, dopo di che sono stata liquidata con la promessa che domani (cioè oggi) sarei stata contattata IN OGNI CASO per dirmi se avevo passato la prima impressione ed se avessi, quindi, diritto d'accesso al secondo colloquio nel quale verrà definito trattamento economico, tipo di contratto e mansioni.
Stamattina ho ricevuto la suddetta telefonata nella quale il tipo di ieri mi ha detto di aver avuto impressione positiva e che, se per me va bene, il secondo colloquio avverrà domani pomeriggio alle 18.
La cosa continua a sembrarmi una bufala, in ogni caso domani andrò e chiederò più spiegazioni, ché a restar nel vago non ci penso proprio.
Nel frattempo oggi è una giornata con postumi di emicrania terribile di ieri ed iperacidità gastrica di domenica: finito il post mi metterò a leggere a letto, in pace e silenzio.
Ho l'impressione che più vado avanti, più il mio corpo, sottoposto allo stress di orribilandia per troppi anni, stia chiedendo il conto.
E con gli interessi.
Almeno posso concedermi il lusso di riposare.
L'unico rimasto, peraltro.

giovedì 21 gennaio 2010

riassunto veloce

Veloce, si: chè non c'è molto di cui valga la pena parlare.
Stamattina, finalmente e dopo settimane in cui il pensiero mi tormentava anche di notte, sotto forma di incubo, sono tornata ad Orribilandia.
Motivo ufficiale: assemblea sindacale.
Motivo ufficioso (ma più importante): recuperare le cose MIE.
Proprio come in quelle scene (viste solo nei film americani) in cui la licenziata di turno prende e mette tutto in una scatola, sotto lo sguardo compassionevole e/o invidioso dei colleghi che restano; il primo che mi viene in mente: "Una donna in carriera".

Con la sottile differenza che nel mio caso non ci sarà Harrison Ford a salvarmi la vita, economica ed affettiva. Peccato.
Per cui, oltre ad uno smagliante sorriso, dietro al quale si celava la sincera e profonda sensazione di liberazione, i colleghi hanno assistito ad una specie di testamento, in cui ho lasciato le cose d'ufficio ad uno di loro (cancelleria varia) ed ho letteralmente gettato nella spazzatura i miei appunti e la mia esperienza decennale.
Poi ho riposto con cura nella scatola alcuni oggetti personali, ricordi di chi se n'era già andato prima di me e, cosa a cui tenevo più di tutte, ho acceso il computer, ho letto la posta arretrata (più che altro spam: orribilandia è carente in tutto, specie da un punto di vista informatico) ed ho recuperato i miei quasi 50mb di immagini, pazientemente raccolte in anni ed anni di navigazione in rete e non solo, quelle con cui, durante la mia assenza dall'ufficio, donavo un po' di bellezza all'orrendo "open office", grazie al loro scorrere sul monitor del "mio" pc.
Dopodiché ho salutato chi meritava (pochi) e me ne sono andata via, caricando scatola ed un borsone in auto, chè ormai mi mancava l'aria, già pesante di suo da sempre.
Per dovere di cronaca, va detto che al momento la situazione è tutt'altro che chiara: i sindacati hanno parlato di tagli, ma solo negli uffici, senza essere in grado di dire tra quanto e in quale misura (per cui presumo che intanto fino al 20 febbraio resterò in cassaintegrazione e poi chissà).
Mi mancano i dettagli precisi in quanto sono arrivata in ritardo, in parte volutamente ed in parte a causa del ghiaccio che ho impiegato mezz'ora a togliere dall'auto.
Ma quello che ho sentito è stato sufficientemente demoralizzante ed ha purtroppo confermato i miei sospetti.
Però rimane questa sensazione di estrema leggerezza: al momento è più forte di tutto.
Forse non voglio prendere atto della situazione reale.
O forse sto già guardando avanti: e non me ne rendo ancora conto.

mercoledì 9 dicembre 2009

sesso forte? ma mi faccia il piacere!

Antefatto:
Lunedì 7 dicembre, mattina: dopo dieci giorni di cassaintegrazione, da orribilandia nessuno s'è fatto vivo.
E siccome undici anni in mezzo a certa gente forgiano al pari d'un percorso di guerra -per cui impari ad aspettarti nemici nascosti ovunque- decido di inviare un sms ai colleghi più prossimi, chiedendo se ci siano novità.
Due colleghe su tre mi rispondono che, a parte una (prevedibilmente) pessima atmosfera, non c'è nulla di nuovo. Ma loro lavorano part time e non sanno ancora cosa sia successo.
Il terzo, solo perché si tratta di personaggio scrupoloso ed amico, mi invita a bere un caffè a casa sua.
Intuisco che sia per prepararmi ad una brutta notizia.
E infatti mi rivela che la sospensione lavorativa, per me ed altre 24 persone, è stata prolungata fino al 23 dicembre.
Cioè fino all'anno prossimo, giacché dal 24 dicembre 2009 al (presumo) 7 gennaio 2010 sarà effettuata la chiusura natalizia.
E come è avvenuta tale comunicazione?
Con un offensivo avviso posto in bacheca.
Così, senza rispetto alcuno per i lavoratori, né per la loro dignità, nè per la loro privacy.
Come i quadri a fine anno. Per dire a tutti che sei stato bocciato.
Ma la cosa più grave è che, senza il mio sesto senso di strega, non mi sarebbe venuto in mente di informarmi PRIMA del mio presunto rientro.
Così ieri mi sarei inutilmente alzata alle 6, salita in auto e consumato preziosissima benzina per arrivare in quello schifoso ufficio e sentirmi ridere in faccia che dovevo tornare a casa.
Assurdo. Anzi, offensivo. Anzi, schifoso.
Il rispetto è sacro, dovuto a tutti.
Ma chissà dove sono cresciuti questi gran signori per comportarsi così egregiamente nei confronti dei dipendenti, ignorando le più elementari regole di buon senso ed educazione.
E stendo un velo pietoso, l'ennesimo, forse l'ultimo, su chi, a torto, ha carica di "responsabile" dell'ufficio in cui ho lavorato: quando gli ho inviato un provocatorio sms di richiesta novità, mi ha solo detto che restavo a casa fino al 23.12 insieme ad altre 24 persone; e quando gli ho fatto presente che il modo in cui ciò era avvenuto denotava gravissima mancanza di rispetto nei confronti dei lavoratori, mi ha laconicamente risposto che credeva mi "avessero già avvisato".
Il resto si commenta da sè.
Lunedì 7 dicembre, pomeriggio: anche a causa dell'ennesima bastonata, comincio a sentirmi poco bene. Un po' di mal di gola e verso sera, 37,5°C di febbre.
Che, su di me, ha lo stesso effetto di 40°C su un essere umano "normale".
Dopo aver dato cena ai quattro felini (compreso Cheope), mi metto a letto e, nella marea di pensieri rabbiosi ed amari in cui mi trovo, come sempre, a navigare, emerge quello più inquietante: domani, 8 dicembre, DEVO star bene per andare dai mici alla colonia, giacché la figlia di T. si sposa e, quindi, sono io l'unica "di turno".
Passo una notte abbastanza insonne, comunque poco differente dalle precedenti, tranne per la copiosa sudorazione dovuta all'antipiretico.
Fuori piove abbondantemente: ogni goccia una maledizione, ringhiata dal mio corpo, rovente di impotenza.

Passato prossimo:
Martedì 8 dicembre, mattina: mi sveglio piuttosto ammaccata ed intontita, ma decisa a portare avanti il mio impegno.
Per cui, esaurite le incombenze feline casalinghe, compreso il buon Cheope che è ospite in garage, al riparo da freddo e pioggia, mi faccio coraggio ed esco, non appena la pioggia regala un po' di tregua, accompagnata dal comproprietario per scongiurare eventuali miei mancamenti.
Alla colonia vedo solo pochi mici, ma l'importante è che ci sia Briciolo, cui devo somministrare un antibiotico. Riempio la mangiatoia di cibo, sistemo tutto alla meglio e, sempre assistita dal comproprietario, torno a casa con almeno la soddisfazione di aver fatto più del possibile, nonostante le pessime condizioni generali.
Martedì 8 dicembre, pomeriggio: un ulteriore controllo dopo pranzo, per vedere se arrivano altri gatti. Ma nessun altro di loro si fa vedere, a parte Briciolo, e così torno a casa, finalmente in pace con me stessa ed il mio diritto al riposo.
Mi infilo tra le coperte e ci resto fino a sera.
Verso le 17 riprende a piovere: spero e prego che, avendo lasciato loro molto cibo di cui approfittare nelle ore asciutte, i mici siano già al riparo, sazi e pronti al riposo notturno.
Ore 20, dopo aver sistemato i quattro gatti "indoor", mi costringo a cenare, anche perché la debolezza si fa sentire, e torno a letto.
Più tardi T. mi avvisa via sms d'essere riuscita a passare mentre non pioveva e di aver visto quasi tutti i gatti, mi augura di stare meglio e di guarire presto.
La leggerò solo l'indomani mattina: sono solo le ventidue, ma io sono già crollata e dormo pesantemente.

Presente:
Mercoledì 9 dicembre, mattina: mi sento peggio di ieri.
E per fortuna non devo andare a lavorare.

La testa mi scoppia, vedo saette nel campo visivo. Devo assolutamente riposare.
Scrivo a T. che oggi dovrà fare a meno di me, so già che se la caverà benissimo da sola.
E quel pensiero mi conforta, mi autorizza a dedicarmi tempo per riposare e guarire.
Comunque mi alzo, sistemo le micie e scendo a trovare Cheope, che, oltre a coccole e cibo, necessita di compagnia: e me lo fa capire, rovesciando ogni volta qualcosa tra gli oggetti sugli scaffali, non sistemati, evidentemente, a prova di gatto.
Mentre lo coccolo (come mi gira la testa!), lo guardo negli occhi e gli spiego che oggi sto male e che posso restare poco con lui. Sono certa che lui capisce e accetta la situazione.
Torno a letto e ci resto fino a pranzo.
Mercoledì 9 dicembre, pomeriggio: approfitto del tempo libero per rivedere un gran film. THE MATRIX.
Il tempo trascorre nella durata del dvd e tra le fusa di Emily, appostata strategicamente sulle gambe, avvolta da un plaid in pile.
Priscilla preferisce la sua cuccia, nella copertina sull'altro pezzo di divano.
Chloe ronfa beata su quello nella cameretta, conquistato di nascosto dalle altre due.
Finito il film, mi sembra di stare un po' meglio: allora avvio l'aspirapolvere, cercando di dare un aspetto accettabile alla casa.
Si, perché come ogni donna, moderna o d'altri tempi, sposata o convivente che sia, sa bene, quando una di noi si ferma, si ferma tutto il mondo: mucchi di piatti sporchi, di roba da lavare, di polvere negli angoli e di briciole sulla tovaglia.
E, per chi li ha, le cassettine dei gatti da pulire.
Ma pago ben presto quest'eccesso di eroismo domestico: la testa si fa pesante, comincio a sudare e mi sento debole.
Spengo in tempo l'aspirapolvere prima di svenire e riprendo fiato, sedendomi sul divano.
Tornata a livelli vitali pressocché normali, scendo in garage per sfamare Cheope.
Anche per me è quasi ora di cena.
Per fortuna stasera c'è pizza.
E i piatti, quelli rimasti, li laverò domani.
Per oggi ho fatto abbastanza.
Sicuramente molto più d'un appartentente al sesso forte.
Si, insomma, un uomo.
Che, al mio posto, sarebbe ancora a letto, da lunedì sera.
A lamentarsi e chiedere qualunque cosa: un po' d'acqua, un fazzoletto, qualcosa contro la nausea...
Sesso forte? Ma mi faccia il piacere!
Appunto...

mercoledì 2 dicembre 2009

costanti e variabili

Amo i gatti.
Sempre di più.
Di più, nel senso dell'amore che cresce nei loro confronti.
Di più, nel senso che loro aumentano, numericamente parlando.




















Amo la bellezza.





















Le cose delicate e semplici, quelle che il mondo becero, volgare, invaso da grandifratelli e grandissimi imbecilli non sa vedere, né comprendere, né apprezzare.

Amo l'originalità, il coraggio di chi va controcorrente, di chi sfida perbenismo e comodità, di chi si alza un'ora prima per assaporare la colazione, prima di farsi inghiottire dal "logorìo della vita moderna".


















Amo cercare il senso nelle cose, lo spirito di conoscenza e la sana curiosità.
Amo imparare da chiunque, ogni giorno, qualcosa.

Venerdì scorso era previsto un giorno di cassaintegrazione, l'ultimo per il mese in corso. Invece alle 17,15 di giovedì sera, a tre quarti d'ora dall'uscita da orribilandia, mi viene consegnata una raccomandata a mano in cui mi si comunica che sarò a casa fino al 4 dicembre compreso. Il che, come qualunque essere vivente dotato di neuroni funzionanti può intuire, significa che rientrerò, SE rientrerò, non prima del 9 dicembre. A questo punto, visto che non sono indispensabile, potranno fare a meno di me anche nel "ponte" dell'8 dicembre.

Il mondo è bello perché è vario. Dicono.
Ma di certe variabili, sinceramente, farei volentieri a meno.
Ad maiora...

martedì 1 settembre 2009

that's all, folks

Avrei voluto raccontare una tipica giornata ad Orribilandia.
Tanto per rendere l'idea ed il motivo del suo azzeccato soprannome.
Ma sono troppo stanca.
E domani è ancora, soltanto, mercoledì.
E quindi, per oggi, è tutto.