E l'aspetto più grave è che a star male sono quelli che hanno già sofferto troppo.
I frantumati, appunto.
Quelli che s'attaccano alla vita con i denti e ricevono solo calci nello stomaco.
E qui non si tratta di fatalità, d'un destino avverso, d'un terremoto imprevedibile che spazza via i sacrifici d'una vita e contro cui poco si può fare, se non cercare la forza di ricominciare da ciò che resta, SE resta qualcosa.
Qui si tratta della malvagità, inutile e dannosa, di esseri indegni d'esser chiamati "umani", d'individui meschini e gretti, capaci solo di invidiare chi, nonostante i calci e gli sputi in faccia che prende, ama la vita, e di distruggerne i pazienti segni d'amore che semina nel mondo.
Anche per questo non credo alla raccolta di fondi contro la fame nel mondo o altre nobilissime cause: perché, a dispetto degli sforzi sovrumani di chi dà la vita per cercare di salvare quella altrui, per contro c'è sempre una massa infame e prepotente che non vuole sopravvivenza degli altri; figurarsi la loro felicità.
Ma non mi arrendo.Il rispetto della vita è, per me, un dovere: prima di tutto
verso me stessa.
Anche se oggi sento dentro solo vuoto e buio.
E NON lo merito.
Il motivo di questo sfogo? Eccolo
qui.