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giovedì 1 febbraio 2018

martedì 28 dicembre 2010

dalla colonia (37): un'altra giornata da pazze

Leggere per credere...
E magari accendere un cero, un raudo, un qualcosa che porti una stracazzo di fortuna, ché qui siamo veramente al limite del paradosso.
Ma doloroso. Molto doloroso...

giovedì 18 novembre 2010

dalla colonia (34): ma noi andiamo avanti...

Aggiornamenti degli ultimi giorni, qui...
Per chi volesse collaborare, l'incrocio di dita e quant'altro è sempre gradito e quanto mai necessario...

lunedì 19 aprile 2010

dalla colonia (27): un momento per nascere ed uno per morire

Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.
C'è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per gemere e un tempo per ballare.
Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per serbare e un tempo per buttar via.
Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace.
(Ecclesiaste)

mercoledì 31 marzo 2010

dalla colonia (24) - un piccolo spiraglio, ma a bassa voce

Come dice il titolo e dopo l'ennesima batosta, un piccolo raggio di sole.
Ma a voce bassissima, ché la maledetta sfiga ha le orecchie bioniche...

domenica 21 marzo 2010

al peggio non c'è mai limite

E l'aspetto più grave è che a star male sono quelli che hanno già sofferto troppo.
I frantumati, appunto.
Quelli che s'attaccano alla vita con i denti e ricevono solo calci nello stomaco.
E qui non si tratta di fatalità, d'un destino avverso, d'un terremoto imprevedibile che spazza via i sacrifici d'una vita e contro cui poco si può fare, se non cercare la forza di ricominciare da ciò che resta, SE resta qualcosa.
Qui si tratta della malvagità, inutile e dannosa, di esseri indegni d'esser chiamati "umani", d'individui meschini e gretti, capaci solo di invidiare chi, nonostante i calci e gli sputi in faccia che prende, ama la vita, e di distruggerne i pazienti segni d'amore che semina nel mondo.
Anche per questo non credo alla raccolta di fondi contro la fame nel mondo o altre nobilissime cause: perché, a dispetto degli sforzi sovrumani di chi dà la vita per cercare di salvare quella altrui, per contro c'è sempre una massa infame e prepotente che non vuole sopravvivenza degli altri; figurarsi la loro felicità.
Ma non mi arrendo.
Il rispetto della vita è, per me, un dovere: prima di tutto verso me stessa.
Anche se oggi sento dentro solo vuoto e buio.
E NON lo merito.
Il motivo di questo sfogo? Eccolo qui.