martedì 23 febbraio 2010

l'insostenibile leggerezza dell'essere (cassaintegrati) - parte terza


(ovvero: LA VENDETTA; la mia, ovviamente)
Finalmente svelato il mistero, ma neanche tanto; per fortuna, almeno, è uscito fuori il nome del prodigioso macchinario ed ecco, quindi, da chi sono scampata, peraltro con una prova d'attrice che mi meriterei l'Oscar... da bagno oppure il "Premio Faccia Tosta 2010".
I dettagli? Eccoli.
Ore 11: rieccomi nel solito posto, mi fanno accomodare in una saletta dove circa una ventina di persone (un buon 80% ben più giovani di me) attendono di sapere la verità.
Alle pareti, da un lato, improbabili foto di animali ed altro associate a parole significative, "IMPEGNO", "AFFIDABILITA'", "POSITIVITA'" (oppoverame!)
Dall'altro immagini ancor più improbabili (e chiaramente messe come suadenti trappole acchiappafessi) di paradisi terrestri, Maldive, Alcantara, Sharm El Sheik, che, come ben sa chi mi segue e mi legge, su di me non hanno alcun effetto, visto che detesto viaggiare.
La somiglianza con un set di Scherzi a Parte è sempre più inquietante; ho i brividi, ma è solo perché la stanza non è caldissima.
In sottofondo, prima e dopo lo svolgimento del "briefing", un orrendo live dei Negramaro, per il cui ascolto forzato medito di chiedere i danni psichici e morali.
Finalmente, con cinque minuti di ritardo (per dare tempo a chi arriva fuori tempo) inizia la rivelazione.
Il tipo che mi ha "esaminata" appare a fianco di un altro personaggio, che si presenta, tradendo un (quantomeno) simpatico accento laziale. Di Latina, specifica subito dopo; trovandosi in terra ad alta percentuale leghista è probabilmente abituato a difendere prontamente la propria provenienza geografica.
Per circa un'ora e mezza lo ascolto parlare di cose scontate ma messe abilmente in fila ad arte, partendo da una carrellata semiseria su chi è l'azienda, chi rappresenta, chi c'è "dietro" e la multinazionale americana e una sfilza di nomi (tutti verificabili e realmente esistenti, ma a che pro?), tanto per impressionare il pubblico.
Poi, primo annuncio significativo: l'azienda che cerca personale NON è quella che produce il macchinario, bensì una società commerciale che si occupa di formare personale e di promuovere il prodotto (tuttora misterioso).
Dopodiché, secondo annuncio: l'indicazione, apparentemente dettagliata e precisa, delle figure professionali che l'azienda sta cercando: centralino-call center (ma NON è telemarketing! non è richiesta alcuna esperienza), risorse umane (ma solo per laureati in scienze dell'informazione e cose simili), consulente pubblicitario (ma non avevano detto che NON si facevano pubblicità e bastava "il passaparola"?), commerciale ed assistenza tecnica.
I suddetti dipartimenti o reparti vengono poi specificati meglio quanto ad orari e tipo di inquadramento (salto i dettagli per non appesantire il racconto, ma soprattutto perché li ho già rimossi dalla memoria).
Poi, inserendo ad arte frasi del tipo "se non avete voglia di essere positivi, perché non siete rimasti a casa?" e sciocchezze pseudopsicologiche del genere, l'infervorato di turno prosegue, parlando del periodo iniziale (retribuito, come sottolineato più volte) di formazione ed affiancamento, di durata variabile secondo il ruolo, regolarizzato da un contratto tipo apprendista; quindi non un contratto vero di lavoro, in quanto è FORMAZIONE, ma che loro retribuiscono (che filantropi!) a differenza degli altri che, invece, a suo dire, la fanno pagare.
Seguono, quindi, altre cascate di dettagli, apparentemente (lo ripeto!) chiarificatori, in realtà atti a distrarre e stordire il pubblico, ignaro della discutibile messinscena.
Tant'è che, alla fine dello "spettacolo", sono uscita con un gran mal di testa, forse per lo sforzo fatto per cercare di restare lucida e centrata, respingendo il condizionamento occulto.
L'incontro si avvia fortunatamente alla fine, non prima di aver nuovamente ripetuto i DIRITTI e DOVERI del "lavoratore", con particolare attenzione ed accento sui soliti cinque concetti, gli stessi ripetuti anche sulle foto alle pareti; insomma, un autentico lavaggio del cervello, ancor prima di quello dei pavimenti!
Infine viene richiesta una breve presentazione di ciascuno, mentre l'esaminatore/formatore prende appunti sulle schede di ogni candidato, chiedendo ad ognuno di dire cosa si aspetti da un'azienda che lo assume,
La mia? "Ho 42 anni [in realtà li compirò venerdì ;-)], sono in cassaintegrazione con un punto di domanda e sono qui per ascoltare la vostra proposta. Da chi mi assume mi aspetto il giusto riconoscimento, economico e personale, e delle mie capacità. Grazie."
Infine, alle 12,30, come più volte ripetuto, un brevissimo colloquio eliminatorio (intanto era tornato l'orrendo sottofondo musicale dell'inizio), con il tipo "glam" ed un'altra figura aziendale importante (ma vestita con il gusto di una che esercita per strada) che pronunciano man mano i nomi e fanno accomodare i malcapitati in una stanza a parte, dove il suddetto formatore dà o meno il verdetto finale.
Insomma, una vera bufala.

E neanche la consolazione d'una buona mozzarella.

Dalla quale mi sono appunto salvata, recitando, alla grande.
Infatti, quando arriva finalmente il mio turno, dopo aver mentalmente ripassato la parte nell'ultima ora e mezza, mi presento sorridentissima ed esordisco, mentre il tipo era già partito a propormi di fare la consulente (quindi mi avrebbero preso), dicendo che, solo per cortesia nei loro confronti e dei presenti, quando mi sono presentata, mi sono astenuta dal dire che, in realtà, la mattina stessa ho saputo che tra una settimana sarei rientrata al lavoro e che, per questo, preferisco rinunciare all'opportunità di lavorare per loro.
Ovviamente il tipo è rimane sorpreso, ma recupera subito il colpo, affermando che anche lui avrebbe fatto la stessa scelta e che mi ringrazia di lasciare ad altri, più bisognosi di lavorare di me, la possibilità di trovare un lavoro.
Insomma, ho fatto la figura di persona POSITIVA, CORRETTA, PUNTUALE e pure GENEROSA.
E ti credo che mi avrebbero preso!
Infine, tanto per chiarire fino in fondo con chi hanno a che fare, chiedo cosa avrebbero fatto del mio curriculum; alla risposta che lo avrebbero gettato via, insisto per averlo indietro, visto che non ho firmato nulla che li autorizzi al trattamento dei miei dati ai sensi della legge sulla privacy (e che so' scema io?). Il tipo ha cerca una pallida rivincita, facendomi notare che il curriculum è scarabocchiato: ed io, cortesemente, ripeto che lo butterò via non appena fuori da là.
Ripreso il mio curriculum e sfoggiando l'ultimo, sfavillante sorriso, finalmente esco.
Arrivata finalmente in auto, lascio sfogare la risata che trattenevo da due ore.
Ma passato lo sfogo, mi prende una grande amarezza, rendendomi conto che il mondo è davvero pieno di gente che pensa solo a fregare il prossimo...
(Link alle puntate precedenti:
parte prima
parte seconda)

venerdì 19 febbraio 2010

dalla colonia (21) - ultime novità

Non si quieta mai, davvero mai...

l'insostenibile leggerezza dell'essere (cassaintegrati) - parte seconda

(ovvero: IL RITORNO)

Mercoledì sera, alle ore 18, sono tornata nel luogo del primo colloquio.
Questa volta l'ufficio era semideserto e sono stata subito ricevuta dal tizio del colloquio precedente (sempre molto glamour, lampadato e quant'altro), il quale ha esordito con la sua solita parlantina spedita (tipo Mentana al cubo), per illustrarmi, a suo dire, in maniera più dettagliata, gli aspetti tecnici ed economici del lavoro in questione.
Peccato non potesse immaginare (finalmente un vantaggio nell'avere quasi 42 anni ed un anno e mezzo di psicoterapia alle spalle!) che avevo pronte due belle domandine da un milione di euro.
La prima, a fronte della sua spiegazione, comunque vaga, del tipo di macchinario venduto dall'azienda (una sorta di macchina miracolosa che fa tutto, forse anche la pizza, l'orlo ai pantaloni e pulisce perfino la polvere negli angoli :-D) è stata "ma se non fate inserzioni pubblicitarie di alcun genere e non avete un vostro sito, come vi fate conoscere?".
Risposta: "Con il passaparola". Mah...
E la seconda, ben più cattiva della prima, "ma in questo periodo di crisi dove tutti chiudono e hanno paura, voi dove trovate l'ottimismo per assumere nuovo personale e avviare nuova attività?", alla quale mi è stato risposto che "le grandi aziende solide, come la multinazionale americana di cui loro sono una sede distaccata in Italia, nei momenti critici invece di lasciare la gente a casa, si allargano e assumono nuovo personale per essere più concorrenziali". Mah...
Quanto alle figure professionali che stanno cercando, quella del consulente (più semplice del commerciale, ma con l'impegno di andare in giro a parlare con i clienti) parte da un fisso di 800€ nette mensili con un minimo di tre appuntamenti al giorno e 120€ fisse per le spese dell'auto.
Il fisso può aumentare se aumentano gli appuntamenti garantiti giornalmente, per esempio 4 o 5, a fronte delle cinque fasce orarie stabilite e cioè, se ben ricordo, 11,00 - 13,00 - 15,00 - 17,00 e 20,00.
Inoltre, quando il commerciale conclude il contratto con il cliente, per il consulente c'è una provvigione sul macchinario venduto (una per ogni macchinario, non in base al prezzo del macchinario), ma ora non ne ricordo la percentuale.
Invece il commerciale si fa molto più "il mazzo" del consulente, lavora a provvigione ed ha più responsabilità e retribuzione diversa (e più alta); è la figura che cerca i nuovi clienti, che fissa le consulenze (per cui il consulente si trova già la giornata organizzata ogni mattina), che segue il cliente per quanto riguarda il contratto vero e proprio, stabilendo forme di pagamento e quant'altro.
Insomma, un vero commerciale, non come certa gente che ha fatto carriera a orribilandia, sotto la scrivania...
Superato, quindi, brillantemente anche questo secondo colloquio, nel quale sono stata definita "persona solare e corretta" (forse perché il mondo è pieno di gente di merda?), sono stata invitata a tornare nello stesso posto il prossimo lunedì 22 febbraio, quando verrà effettuato un corso di pre-formazione, due ore la mattina (11,00-13,00) in cui verrà spiegata la parte della vendita e come si opera; e due al pomeriggio (15,00-17,00) in cui verrà spiegato il macchinario in tutte le sue parti.
E finalmente ogni mistero sarà svelato!
Poi, in teoria, verranno scelte le persone giudicate idonee ed avviate alla formazione vera e propria (retribuita) nella quale la persona potrà valutare se seguire il percorso da consulente o da commerciale.
Insomma, fino a lunedì niente di davvero chiaro: andrò quindi a sentire cos'hanno da proporre, per curiosità e non avendo altri impegni; e poi lascerò perdere :-)
Quanto al resto, la vita continua, tra mille pensieri (vedi qui) e pochissime soddisfazioni.
Oggi diluvia, domani forse anche.
Non resta che starsene al caldo a guardare fuori: e sperare che smetta presto.
E non solo la pioggia...

martedì 16 febbraio 2010

l'insostenibile leggerezza dell'essere (cassaintegrati)

Durante la seduta dello scorso giovedì, la psico mi ha passato un numero di una ditta che cercava personale; e dopo aver telefonato il pomeriggio stesso per fissare un appuntamento, ieri mi sono recata al colloquio.
Sottolineo che, cercandola in internet, l'azienda in questione dovrebbe vendere biancheria per la casa, ma poi in altre pagine è identificata dalla categoria "Igiene e Benessere".
Inoltre la stessa si trova in uno stabile ancora da terminare (al telefono dicevano d'essersi trasferiti da poco) e quando sono arrivata al secondo piano, come indicato all'entrata da un significativo foglio appeso al vetro della porta, c'erano tutti i muri ancora senza intonaco, al che pensavo fosse uno scherzo (è pur sempre Carnevale!), come in "Candid Camera".
Quando però sono entrata nel corridoio semibuio ho notato che a sinistra c'era una porta metallica con l'oblò, tipo porta della cucina di un ristorante.
Sono entrata e mi è apparso un ufficio che si vedeva essere provvisorio (dopo anni a orribilandia si fa l'occhio a certe cose!) con pareti in cartongesso (mal rifinite specie in fondo a contatto con il pavimento), quadri per far impressione a chi entra (sullo sfondo c'era un dipinto di Van Gogh, questo) e fiori finti (orrore!) in quello che doveva essere un mini bancone reception dietro il quale si nascondeva un non entusiasta centralinista.
Mi è stato chiesto il nome e se avessi portato un curriculum.
Poi mi sono accomodata su un'inquietante sedia in plastica fucsia, adagiata su un ancor più inquietante tappeto blu che sembrava un'acconciatura rasta.
Mah...
Ho atteso solo dieci minuti e poi sono stata ricevuta da un tipo molto glamour, molto giovane e lampadato (e probabilmente gay, ma non è questo il problema, anzi!) che parlava ad una velocità stratosferica e mi ha spiegato che le figure che stanno cercando sono tipo consulente o commerciale; che loro non si fanno pubblicità con siti o riunioni porta-a-porta (e meno male!), che hanno già molti clienti (e come li trovano allora?) e che cercano qualcuno che li assista (ma non si tratta di agenti di vendita, eh?!) oppure, una volta acquisito il cliente dall'agente ed assistito dal consulente, una figura commerciale vera e propria che segua tutte le pratiche dell'ordine vero e proprio.
E cosa vendono?
Non sono sicura d'aver capito, anzi penso che il tipo sia rimasto vago apposta: ma sembrerebbe trattarsi d'un macchinario, prodotto da una multinazionale americana (mah...) contenente, tra l'altro, oro ed argento (mah...) il cui scopo è quello di igienizzare superfici e quant'altro, in uso a strutture come ospedali oppure ristoranti oppure mense oppure privati che ne facciano esplicita richiesta.
Per entrambe le figure verrà effettuata adeguata formazione (e qui, ripensando a orribilandia, mi sono venuti i brividi...) e poi il candidato sceglierà quale percorso seguire, se quello da consulente oppure quello da commerciale.
Il colloquio è durato meno di un quarto d'ora, dopo di che sono stata liquidata con la promessa che domani (cioè oggi) sarei stata contattata IN OGNI CASO per dirmi se avevo passato la prima impressione ed se avessi, quindi, diritto d'accesso al secondo colloquio nel quale verrà definito trattamento economico, tipo di contratto e mansioni.
Stamattina ho ricevuto la suddetta telefonata nella quale il tipo di ieri mi ha detto di aver avuto impressione positiva e che, se per me va bene, il secondo colloquio avverrà domani pomeriggio alle 18.
La cosa continua a sembrarmi una bufala, in ogni caso domani andrò e chiederò più spiegazioni, ché a restar nel vago non ci penso proprio.
Nel frattempo oggi è una giornata con postumi di emicrania terribile di ieri ed iperacidità gastrica di domenica: finito il post mi metterò a leggere a letto, in pace e silenzio.
Ho l'impressione che più vado avanti, più il mio corpo, sottoposto allo stress di orribilandia per troppi anni, stia chiedendo il conto.
E con gli interessi.
Almeno posso concedermi il lusso di riposare.
L'unico rimasto, peraltro.

la lezione


La sofferenza è un correttivo che mette in luce la lezione che non avremo compreso con altri mezzi, e non può essere eliminata fino a quando quella lezione non è stata imparata.
(Dott. Edward Bach)
http://www.pomodorozen.com/

venerdì 12 febbraio 2010

sanvalentinochi?



Da l'Almanacco di Barbanera 2010:
"Nel giorno di San Valentino telefonate agli amici che non hanno un amore, fategli sentire il vostro affetto".

Va beh, terrò spento il cellulare, mi chiamerò e mi lascerò un messaggio in segreteria...

lunedì 8 febbraio 2010

dalla colonia (19) - nel mezzo d'un gelido inverno

Un inverno infinito. Qui...

a...mare nostalgie

(8 febbraio)
Son quei giorni così: quelli in cui i pensieri amari sono talmente tanti da sembrare uno solo.
Enorme, pesante, che per quanto cerchi di spostarlo, torna sempre ad ingombrarti la mente e l'anima.
Tipo quegli odiosi pupazzi che dondolano, dondolano e non cadono mai.
Son quei giorni in cui il mare, il mio mare, manca da morire.
Perché, è banale, lo so, ma il mare, chi c'è nato accanto, se lo porta sempre dentro.
Sempre.
Non ho mai sentito qualcuno dire che ha nostalgia della pianura.
O della montagna.
Ma del mare, si.
E ci sono migliaia di canzoni e di leggende e di poesie che lo dimostrano.
Del mare è stato detto tutto, so di non essere originale.
Ma mi colpisce un pensiero: quello del mare come madre.
Nella lingua italiana la differenza grafica è poca, una sola "d" tra le due parole.
In francese, poi, la pronuncia è addirittura uguale, la grafia però è diversa.
In italiano il mare è di genere maschile, in francese è femminile: molto più appropriato.
Ed è dal mare, a quanto pare, che siamo nati tutti, un giorno molto lontano.
Ma non abbastanza da farcelo dimenticare.
Forse per questo tanti suicidi avvengono in mare: perché chi desidera morire, lo fa lasciandosi abbracciare da un'immensa distesa materna, come per compensare il dolore di un distacco antico, mai risolto del tutto.
Quando sento la nostalgia del mare, quello che mi manca è un abbraccio intenso e potente, è il profumo del sale che si mescola al sapore della lacrime, è la voce del vento che riavvolge le onde e te le schiaffeggia in faccia.
Il mare è un orizzonte lontano, oltre il quale tutto potrebbe cambiare.
Ma solo per chi ha il coraggio di salpare...

Sailing - Christopher Cross


Non è lontano dal paradiso
almeno, non per me
e se il vento è quello giusto puoi navigare lontano
e trovare la tranquillità
le vele sanno fare miracoli
aspetta e vedrai
credimi...

non è lontano dall'isola che non c'è
e non c'è bisogno di fingere
e se il vento è quello giusto
ritroverai ancora la gioia dell'innocenza
le vele possono fare miracoli
aspetta e vedrai
credimi...

navigare mi porta lontano
dove ho sempre sentito che potessero essere
solo un sogno ed il vento a portarmi via
e presto sarò libero

è la fantasia
che prende il meglio di me
mentre navigo
tutto è avvolto in un sogno ad occhi aperti
ogni parola è come sinfonia
riesci a credermi?

navigare mi porta lontano
dove ho sempre sentito che potessero essere
solo un sogno ed il vento a portarmi via
e presto sarò libero

non è lontano dal buon senso
almeno, non per me
e quando il vento è giusto puoi navigare lontano
e trovare la serenità
le vele sanno fare miracoli
aspetta e vedrai
riesci a credermi?

navigare mi porta lontano
dove ho sempre sentito che potessero essere
solo un sogno ed il vento a portarmi via
e presto sarò libero...

(dedicato a Mamit e a chi ha intrapreso la lunga rotta...)

martedì 2 febbraio 2010

Imbolc, Candlemas, Candelora e Groundhog Day (Festa della Marmotta)

Sono anni che penso di preparare questo post e stavolta, grazie alla mia non operatività lavorativa (leggi: cassaintegrazione), riesco finalmente a scrivere qualcosa in merito.
Premetto che l'argomento è vasto, per cui in calce ho riportato alcuni link dove, chi lo desidera, potrà approfondire quanto da me accennato.
Come quasi tutte le feste celtiche che si festeggiano a partire dalla vigilia, Imbolc inizia, in realtà, il primo febbraio, ma viene di fatto sovrapposta alla Candelora (Candlemas nei paesi anglosassoni o Groundhog Day-Festa della Marmotta negli USA).
Imbolc (detta anche Oimelc o Imbolg) è una parola celtica la cui etimologia è controversa, ma i suoi significati rimandano tutti al senso profondo di questa festa; pare derivare da Imb-folc, cioè "grande pioggia", infatti in molti paesi celtici questo giorno è detto anche "Festa della pioggia": ciò può riferirsi ai mutamenti climatici della stagione ma anche all'idea di una lustrazione che purifica dalle impurità invernali.
Oimelc, invece, significa "lattazione delle pecore", mentre Imbolg vorrebbe dire "nel sacco", inteso come "nel grembo", con riferimento simbolico al risveglio della Natura nel grembo della Madre Terra e con un riferimento più materiale agli agnelli che la previdenza della Natura e degli allevatori avrebbe fatto nascere all'inizio della buona stagione.
Imbolc è una delle quattro feste celtiche, insieme a
Beltane, Lughnasadh e Samhain, dette "feste del fuoco" perché l'accensione rituale di fuochi e falò ne costituiscono una caratteristica essenziale.
La Chiesa, per combattere le antiche usanze pagane, istituì processioni con candele, alle quali, a partire dall'XI secolo aggiunse la benedizione delle candele per gli altari.
Con il nome di Candelora o Candlemas (nei paesi anglosassoni) è nota la festa cristiana del 2 febbraio, denominata "Presentazione del Signore al tempio".
Ma è evidente che la nuova religione non ha potuto modificare il significato autentico della festa, un significato che è profondamente incarnato nella Natura e nello spirito umano. (cfr "Feste Pagane", Roberto Fattore, Macro Edizioni).
A proposito di tale sovrapposizione (non unica tra tutte quelle fatte dalla Chiesa per screditare e cancellare riti pagani ben più antichi della religione cristiana) è curioso notare che, mentre il detto più noto in merito alla Candelora recita così:
Quando vien la Candelora

da l'inverno sémo fóra,

ma se piove o tira vénto,

ne l'inverno semo drénto

in altre parti del mondo (ma anche nello stesso territorio italiano, come si può leggere qui) il detto è del tutto rovesciato, tant'è che, sia nella tradizione di Candlemas (da cui la Festa della Marmotta è probabilmente derivata), dove, come recita un antico poema scozzese:
As the light grows longer (quando il giorno si allunga)
The cold grows stronger (ed il freddo si fa più intenso)
If Candlemas be fair and bright (se a Candlemas il cielo sarà bello e limpido)
Winter will have another flight (l'inverno farà un altro giro)
If Candlemas be cloud and snow (se a Candlemas il cielo sarà con nuvole e neve)
Winter will be gone and not come again (l'inverno sarà finito e non tornerà di nuovo)


sia in quella, resa famosa anche dal film "Ricomincio da capo", il cui titolo originale è, appunto, "Groundhog day" (cioè, letteralmente, "Giorno della Marmotta"):
If Candlemas Day is bright and clear,
(se Candlemas è una giornata luminosa e tersa)
here'll be two winters in the year (ci saranno due inverni in un anno)
si dice esattamente il contrario.












Per la cronaca, il buon Phil, la marmotta di Punxsutawney, oggi ha previsto altre sei settimane di inverno e queste sono le sue parole:
"If you want to know next, (se vuoi sapere come andrà)
you must read my text (devi leggere le mie parole)
As the sky shines bright above me, (e siccome il sole splende sopra di me)
my shadow I see beside me. (vedo la mia ombra affianco a me)
So six more weeks of winter it will be." (quindi ci saranno altre sei settimane d'inverno).
[evviva... :-( ]

Approfondimenti: http://it.wikipedia.org/wiki/Imbolc
http://www.reportonline.it/2010020140729/cultura/storia-della-festa-di-candelora-2-febbraio.html
http://ilsalottodellastrega.myblog.it/tag/candelora
http://www.ilcapoluogo.com/e107_plugins/content/content.php?content.23176
http://www.ilcerchiodellaluna.it/central_calend_imbolc.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Giorno_della_Marmotta
http://www.groundhog.org/
http://www.punxsutawney.com/

martedì 26 gennaio 2010

come polvere nel vento



I close my eyes
only for a moment
and the moment's gone
all my dreams
pass before my eyes a curiosity
dust in the wind
all we are is dust in the wind

Same old song
just a drop of water
in the endless sea
all we do
crumbles to the ground
though we refuse to see
dust in the wind
all we are is dust in the wind

Now, don't hang on
nothing last forever
but the earth and sky
it slips away
and all your money
won't another minute buy

Dust in the wind
all we are is dust in the wind
dust in the wind
everything is dust in the wind

dedicato a Mamit e a tutti coloro che hanno perso una parte della loro vita, come polvere nel vento...

domenica 24 gennaio 2010

dolcezze (?) teutoniche

Prendo spunto (e gli restituisco il favore) da un vicino di blog, il buon Fabio, il cui amore per la lingua tedesca è non solo dovuto a motivi professionali, ma ad una vera e propria passione personale; e chiedo ufficialmente il suo aiuto/intervento, così come a chiunque altro conosca bene l'idioma germanico, per tradurre una misteriosa bustina di spezie che è spuntata fuori da un cassetto della cucina e della quale vorrei proprio sapere l'uso appropriato.

Ecco quindi l'integrale trascrizione della bustina in questione, riportata con estrema fatica in quanto, con questo stramaledetto mac, non sono riuscita a trovare la combinazione da tastiera per ottenere i vocali con l'umlaut, quindi ho volgarmente fatto "copia e incolla".

HONIGLEBKUCHEN
Gewürzmischung
Zutaten: Zimt, Anis, Koriander, Nelken, Orangenschalen, Zitronenschalen, Muskat, Cardamom, Piment.
Anwendung: Beutelinhalt ausreichend für 500 g Mehl.
Tipp
: Geben Sie zum Honigkuchenauflauf eine Rotweinbirne: 1/2 Liter Rotwein mit 1 Fuchs Zimtstange, 2 Fuchs Nelken ganz und 3 Esslöffel Zucker aufkochen. Abgetropfte Baby-Birne aus der Dose zugeben und 24 Stunden im Kühlschrank ziehen lassen.

Grazie ad un dizionario on line, ho tradotto gli ingredienti e capito che si tratta di un panforte al miele e spezie, con vino rosso e pere, quindi molto accattivante dal mio punto di vista, anzi, di gusto.
Ma ad un certo punto escono fuori "volpi di cannella" (???) e allora mi sa che non c'ho capito una mazza.
Poi, guardando il loro sito http://www.fuchs-gewuerze.at/, capisco che FUCHS è la marca e le volpi, per fortuna, non c'entrano nulla :-D!!!

Quindi, teutofili della rete, venite a darmi un aiuto, che magari ci scappa pure una fettina di dolce...

giovedì 21 gennaio 2010

riassunto veloce

Veloce, si: chè non c'è molto di cui valga la pena parlare.
Stamattina, finalmente e dopo settimane in cui il pensiero mi tormentava anche di notte, sotto forma di incubo, sono tornata ad Orribilandia.
Motivo ufficiale: assemblea sindacale.
Motivo ufficioso (ma più importante): recuperare le cose MIE.
Proprio come in quelle scene (viste solo nei film americani) in cui la licenziata di turno prende e mette tutto in una scatola, sotto lo sguardo compassionevole e/o invidioso dei colleghi che restano; il primo che mi viene in mente: "Una donna in carriera".

Con la sottile differenza che nel mio caso non ci sarà Harrison Ford a salvarmi la vita, economica ed affettiva. Peccato.
Per cui, oltre ad uno smagliante sorriso, dietro al quale si celava la sincera e profonda sensazione di liberazione, i colleghi hanno assistito ad una specie di testamento, in cui ho lasciato le cose d'ufficio ad uno di loro (cancelleria varia) ed ho letteralmente gettato nella spazzatura i miei appunti e la mia esperienza decennale.
Poi ho riposto con cura nella scatola alcuni oggetti personali, ricordi di chi se n'era già andato prima di me e, cosa a cui tenevo più di tutte, ho acceso il computer, ho letto la posta arretrata (più che altro spam: orribilandia è carente in tutto, specie da un punto di vista informatico) ed ho recuperato i miei quasi 50mb di immagini, pazientemente raccolte in anni ed anni di navigazione in rete e non solo, quelle con cui, durante la mia assenza dall'ufficio, donavo un po' di bellezza all'orrendo "open office", grazie al loro scorrere sul monitor del "mio" pc.
Dopodiché ho salutato chi meritava (pochi) e me ne sono andata via, caricando scatola ed un borsone in auto, chè ormai mi mancava l'aria, già pesante di suo da sempre.
Per dovere di cronaca, va detto che al momento la situazione è tutt'altro che chiara: i sindacati hanno parlato di tagli, ma solo negli uffici, senza essere in grado di dire tra quanto e in quale misura (per cui presumo che intanto fino al 20 febbraio resterò in cassaintegrazione e poi chissà).
Mi mancano i dettagli precisi in quanto sono arrivata in ritardo, in parte volutamente ed in parte a causa del ghiaccio che ho impiegato mezz'ora a togliere dall'auto.
Ma quello che ho sentito è stato sufficientemente demoralizzante ed ha purtroppo confermato i miei sospetti.
Però rimane questa sensazione di estrema leggerezza: al momento è più forte di tutto.
Forse non voglio prendere atto della situazione reale.
O forse sto già guardando avanti: e non me ne rendo ancora conto.

lunedì 11 gennaio 2010

dalla colonia (18) - benvenuti in paradiso

Immagini che parlano da sole. Qui...

riflessioni pseudomaterne

(11 gennaio 2010)
Sono contenta di non essere mamma.

Perché tra le tante cose imbarazzanti di questo mondo, dovrei cercare di spiegare ai miei figli che il successo non è quasi mai direttamente proporzionale all'intelligenza: almeno non in questi ultimi anni di proliferazioni di grandi sorelle e piccoli fratelli incoronati, di gente che, ad averla per figli, una volta ci si sarebbe vergognati come ladri: e invece oggi li si manda in televisione, per garantir loro un futuro, meglio d'una bella pensione.
Anzi, un albergo, facciamo vedere che abbondiamo...
E poi perché dovrei spiegar loro che da un lato c'è gente (pazza) come la loro mamma (io), che, nonostante la cassaintegrazione e l'incertezza economica, esce tutte le mattine, anche con la pioggia ed il freddo, per dar da mangiare ad una manciata di gatti dimenticati da dio (che non esiste, come si evince in questi frangenti) pur avendone già quattro a casa;
che, quando posteggia, cerca sempre di farlo con rispetto ed intelligenza in modo che lo spazio predisposto sia utilizzabile al meglio;
che s'intestardisce a differenziare i rifiuti, creando un'anteprima di smistamento sul terrazzo, con almeno cinque sacchetti diversi secondo la tipologia da conferire;
che quando gira in auto segnala sempre dove va, sia a sinistra, sia a destra, con gli appositi indicatori di direzione, altrimenti detti frecce;
che quando va a fare la spesa, lascia quello che non le serve dove l'ha trovato e quando è alla cassa, si sposta velocemente fuori dalla coda, per non intralciare chi viene dopo e finisce di riempire i sacchetti lontana dalla cassa.
E che, invece, dall'altro lato ci sono bastardi infami che non solo abbandonano, come cose inutili, poveri animali innocenti, ma infieriscono su di loro e sul lavoro paziente di chi li ama e cerca di proteggerli, "tanto chissenefrega, sono solo animali";
che quando posteggiano, lo fanno alla stracazzo della loro mamma vacca, mettendo l'auto come viene, "tanto chissene frega, sono gli altri che non sanno posteggiare";
che quando gettano l'immondizia e magari la campana raccoglivetro è piena, lasciano famiglie di sacchetti vari a terra, "tanto chissenefrega, li tirerà su il netturbino";
che quando guidano, la strada è la loro, quindi possono cambiare direzione quando cazzo vogliono e senza usare le frecce, "tanto chissenefrega, le frecce le usavano gli indiani; e poi quelli dietro stiano attenti a quello che faccio io, se non sanno guidare che vadano a piedi";
che quando vanno al supermercato, prima riempiono il carrello con un sacco di cose, anche discutibili; poi, ricordandosi che forse tre confezioni di gelato non ci stanno nel friser, abbandonano quella in più nel primo scaffale che capita, meglio se tra i rotoloni di carta o i sottaceti, "tanto chissenefrega c'è qualcuno che li metterà a posto, se no cosa li pagano a fare"; poi, quando arrivano alla cassa, restano nel corridoio davanti al nastro trasportatore anche quando la loro spesa è stata tutta scannerizzata dalla cassiera, invece di spostarsi in avanti; ed infine, mentre pagano, cominciano a mettere la spesa nei sacchetti con calma,"tanto chissenefrega della gente in coda, se ha fretta scelga un'altra cassa".
Ecco, proprio non saprei come far passare per naturale ed ineluttabile una realtà del genere ai miei figli.
Forse perché, a quarantun anni, non sono ancora riuscita a farla sembrare accettabile neanche a me.

domenica 10 gennaio 2010

venerdì 8 gennaio 2010

anno nuovo, vita amara. e pure magra.

Il 2009, nonostante tutto, è finito relativamente bene, con l'adozione di Briciola.
La sera di Capodanno, così come già per la vigilia di Natale, è stata normale.
Cena al giapponese con il comproprietario, tanto per non lavare i piatti.

Serata veloce, avendo incontrato due amici che non vedevamo da parecchi anni, con i quali si è arrivati presto a fine serata.

Rientro alle ore 23,30, per assicurarmi che le micie, compresa Trilly in garage, non si spaventassero per i consueti botti dei consueti idioti, duri a morire.

Infatti la mezzanotte è sopraggiunta, e non me ne sono neanche accorta, mentre avevo Chloe in braccio e tentavo di togliermi trucco e lenti (cose che le gattare sanno fare benissimo tutte contemporaneamente).
Finito, gettato alle spalle.
Il 2010 è iniziato con pranzo leggero, acquistato, come per natale, in gastronomia: tre antipasti e due primi in due. Niente di esorbitante, quindi.

Per cui, a differenza di tanti che ho letto e sentito nei primi giorni del nuovo anno, non ho alcun centimetro, né chilo in più contro cui combattere.

Combatto invece contro un nuovo motivo di amarezza, come non bastassero quelli ereditati dall'anno scorso.

Il 2 gennaio, infatti, ho avuto comunicazione, a mezzo raccomandata, del prolungamento della cassaintegrazione fino al 20 febbraio 2010: ma la cosa 'splendida' è che non solo lo stipendio sarà ridotto, per effetto di tale procedura, a circa 800 euro, (che, considerando l'attuale risparmio di benzina di circa 200 euro al mese, mi fanno arrivare più o meno allo stesso salario di prima), ma non essendo - così dissero a dicembre - i nuovi padroni in grado di anticipare le paghe dei cassaintegrati, la corresponsione dell'importo spetterà direttamente all'INPS: ciò purtroppo significa che, anziché il prossimo lunedì, come per gli altri dipendenti regolarmente al lavoro, la paga di dicembre mi verrà corrisposta, che tutto vada bene, non prima di metà febbraio. Evviva...


Comunque, nonostante la mia nota intolleranza a Venezia, la quale, per una sorta di 'overloading sensoriale' mi causa SEMPRE una fastidiosa emicrania da 'forzata turistica', ieri sono riuscita ad andare alle Gallerie dell’Accademia, in occasione di una particolare esposizione (questa) che terminerà il prossimo 10 gennaio e a cui tenevo particolarmente per via d'un particolare disegno, che amo da circa 30 anni.

Insomma, una voce da cancellare dalla lista delle "cose da fare prima di morire".

A parte quanto sopra, la vita procede al solito modo, con l'imperterrita missione felina che mi vede impegnata ogni mattina e con qualunque tempo; stamattina, sotto una fastidiosa pioggia, T. ed io siamo andate alla colonia, dove purtroppo c'erano solo Eolo e Cloudy.
Abbiamo riempito velocemente la mangiatoia di cibo umido e secco e siamo sconsolatamente tornate a casa, confidando che i mici arrivassero a nutrirsi in un momento di tregua pluviale.

Che però, finora, non c’è stata.

Il che mi porta a sperare, per quanto possibile, in un miglioramento meteorologico.
Per quanto, in questo, come in altri momenti, il termine "sperare" suoni tanto come un irritante eufemismo di “farsi
volontariamente prendere per il culo dalla vita”.
Buon anno, comunque...

mercoledì 30 dicembre 2009

lunedì 28 dicembre 2009

dalla colonia (15) - un "bel" regalo di natale

Le ultime novità qui...

un appelllo importantissimo


A causa dei BOTTI di CAPODANNO MOLTI CANI e GATTI scappano dai giardini, si gettano dai balconi, rimangono impiccati con i collari ai cancelli o vengono investiti.
Ogni anno è una STRAGE DI INNOCENTI!!!

TENETELI IN CASA AL SICURO, SE LI AMATE PROTEGGETELI!!

PASSATE PAROLA A TUTTE LE PERSONE CHE HANNO CANI o GATTI
GRAZIE
Chi ama la natura e gli animali preferisce il botto dello spumante


lunedì 21 dicembre 2009

promemoria ornitofilo

Il freddo e il gelo fanno male a tutti, anche ai poveri uccellini che, nel giro di poche ore si sono ritrovati senza cibo.
Approfitto per ricordare, a chi ne avesse voglia e tempo, questa "ricetta",















pubblicata un anno fa, ma sempre (purtroppo) attuale e perfino in anticipo rispetto alle "medie stagionali".
Grazie.

sabato 19 dicembre 2009

dalla colonia (13) - gelo, gelo e ancora gelo

Aggiornamenti sconfortanti qui...

neve?

No.
Merda.











E vista l'abbondanza, chissà almeno che porti bene...
n.b.le "velature" verdi che si vedono in foto sono le griglie della rete "antigatto" installata la scorsa primavera per scongiurare pericolosi salti di Priscilla al piano di sotto...

mercoledì 9 dicembre 2009

sesso forte? ma mi faccia il piacere!

Antefatto:
Lunedì 7 dicembre, mattina: dopo dieci giorni di cassaintegrazione, da orribilandia nessuno s'è fatto vivo.
E siccome undici anni in mezzo a certa gente forgiano al pari d'un percorso di guerra -per cui impari ad aspettarti nemici nascosti ovunque- decido di inviare un sms ai colleghi più prossimi, chiedendo se ci siano novità.
Due colleghe su tre mi rispondono che, a parte una (prevedibilmente) pessima atmosfera, non c'è nulla di nuovo. Ma loro lavorano part time e non sanno ancora cosa sia successo.
Il terzo, solo perché si tratta di personaggio scrupoloso ed amico, mi invita a bere un caffè a casa sua.
Intuisco che sia per prepararmi ad una brutta notizia.
E infatti mi rivela che la sospensione lavorativa, per me ed altre 24 persone, è stata prolungata fino al 23 dicembre.
Cioè fino all'anno prossimo, giacché dal 24 dicembre 2009 al (presumo) 7 gennaio 2010 sarà effettuata la chiusura natalizia.
E come è avvenuta tale comunicazione?
Con un offensivo avviso posto in bacheca.
Così, senza rispetto alcuno per i lavoratori, né per la loro dignità, nè per la loro privacy.
Come i quadri a fine anno. Per dire a tutti che sei stato bocciato.
Ma la cosa più grave è che, senza il mio sesto senso di strega, non mi sarebbe venuto in mente di informarmi PRIMA del mio presunto rientro.
Così ieri mi sarei inutilmente alzata alle 6, salita in auto e consumato preziosissima benzina per arrivare in quello schifoso ufficio e sentirmi ridere in faccia che dovevo tornare a casa.
Assurdo. Anzi, offensivo. Anzi, schifoso.
Il rispetto è sacro, dovuto a tutti.
Ma chissà dove sono cresciuti questi gran signori per comportarsi così egregiamente nei confronti dei dipendenti, ignorando le più elementari regole di buon senso ed educazione.
E stendo un velo pietoso, l'ennesimo, forse l'ultimo, su chi, a torto, ha carica di "responsabile" dell'ufficio in cui ho lavorato: quando gli ho inviato un provocatorio sms di richiesta novità, mi ha solo detto che restavo a casa fino al 23.12 insieme ad altre 24 persone; e quando gli ho fatto presente che il modo in cui ciò era avvenuto denotava gravissima mancanza di rispetto nei confronti dei lavoratori, mi ha laconicamente risposto che credeva mi "avessero già avvisato".
Il resto si commenta da sè.
Lunedì 7 dicembre, pomeriggio: anche a causa dell'ennesima bastonata, comincio a sentirmi poco bene. Un po' di mal di gola e verso sera, 37,5°C di febbre.
Che, su di me, ha lo stesso effetto di 40°C su un essere umano "normale".
Dopo aver dato cena ai quattro felini (compreso Cheope), mi metto a letto e, nella marea di pensieri rabbiosi ed amari in cui mi trovo, come sempre, a navigare, emerge quello più inquietante: domani, 8 dicembre, DEVO star bene per andare dai mici alla colonia, giacché la figlia di T. si sposa e, quindi, sono io l'unica "di turno".
Passo una notte abbastanza insonne, comunque poco differente dalle precedenti, tranne per la copiosa sudorazione dovuta all'antipiretico.
Fuori piove abbondantemente: ogni goccia una maledizione, ringhiata dal mio corpo, rovente di impotenza.

Passato prossimo:
Martedì 8 dicembre, mattina: mi sveglio piuttosto ammaccata ed intontita, ma decisa a portare avanti il mio impegno.
Per cui, esaurite le incombenze feline casalinghe, compreso il buon Cheope che è ospite in garage, al riparo da freddo e pioggia, mi faccio coraggio ed esco, non appena la pioggia regala un po' di tregua, accompagnata dal comproprietario per scongiurare eventuali miei mancamenti.
Alla colonia vedo solo pochi mici, ma l'importante è che ci sia Briciolo, cui devo somministrare un antibiotico. Riempio la mangiatoia di cibo, sistemo tutto alla meglio e, sempre assistita dal comproprietario, torno a casa con almeno la soddisfazione di aver fatto più del possibile, nonostante le pessime condizioni generali.
Martedì 8 dicembre, pomeriggio: un ulteriore controllo dopo pranzo, per vedere se arrivano altri gatti. Ma nessun altro di loro si fa vedere, a parte Briciolo, e così torno a casa, finalmente in pace con me stessa ed il mio diritto al riposo.
Mi infilo tra le coperte e ci resto fino a sera.
Verso le 17 riprende a piovere: spero e prego che, avendo lasciato loro molto cibo di cui approfittare nelle ore asciutte, i mici siano già al riparo, sazi e pronti al riposo notturno.
Ore 20, dopo aver sistemato i quattro gatti "indoor", mi costringo a cenare, anche perché la debolezza si fa sentire, e torno a letto.
Più tardi T. mi avvisa via sms d'essere riuscita a passare mentre non pioveva e di aver visto quasi tutti i gatti, mi augura di stare meglio e di guarire presto.
La leggerò solo l'indomani mattina: sono solo le ventidue, ma io sono già crollata e dormo pesantemente.

Presente:
Mercoledì 9 dicembre, mattina: mi sento peggio di ieri.
E per fortuna non devo andare a lavorare.

La testa mi scoppia, vedo saette nel campo visivo. Devo assolutamente riposare.
Scrivo a T. che oggi dovrà fare a meno di me, so già che se la caverà benissimo da sola.
E quel pensiero mi conforta, mi autorizza a dedicarmi tempo per riposare e guarire.
Comunque mi alzo, sistemo le micie e scendo a trovare Cheope, che, oltre a coccole e cibo, necessita di compagnia: e me lo fa capire, rovesciando ogni volta qualcosa tra gli oggetti sugli scaffali, non sistemati, evidentemente, a prova di gatto.
Mentre lo coccolo (come mi gira la testa!), lo guardo negli occhi e gli spiego che oggi sto male e che posso restare poco con lui. Sono certa che lui capisce e accetta la situazione.
Torno a letto e ci resto fino a pranzo.
Mercoledì 9 dicembre, pomeriggio: approfitto del tempo libero per rivedere un gran film. THE MATRIX.
Il tempo trascorre nella durata del dvd e tra le fusa di Emily, appostata strategicamente sulle gambe, avvolta da un plaid in pile.
Priscilla preferisce la sua cuccia, nella copertina sull'altro pezzo di divano.
Chloe ronfa beata su quello nella cameretta, conquistato di nascosto dalle altre due.
Finito il film, mi sembra di stare un po' meglio: allora avvio l'aspirapolvere, cercando di dare un aspetto accettabile alla casa.
Si, perché come ogni donna, moderna o d'altri tempi, sposata o convivente che sia, sa bene, quando una di noi si ferma, si ferma tutto il mondo: mucchi di piatti sporchi, di roba da lavare, di polvere negli angoli e di briciole sulla tovaglia.
E, per chi li ha, le cassettine dei gatti da pulire.
Ma pago ben presto quest'eccesso di eroismo domestico: la testa si fa pesante, comincio a sudare e mi sento debole.
Spengo in tempo l'aspirapolvere prima di svenire e riprendo fiato, sedendomi sul divano.
Tornata a livelli vitali pressocché normali, scendo in garage per sfamare Cheope.
Anche per me è quasi ora di cena.
Per fortuna stasera c'è pizza.
E i piatti, quelli rimasti, li laverò domani.
Per oggi ho fatto abbastanza.
Sicuramente molto più d'un appartentente al sesso forte.
Si, insomma, un uomo.
Che, al mio posto, sarebbe ancora a letto, da lunedì sera.
A lamentarsi e chiedere qualunque cosa: un po' d'acqua, un fazzoletto, qualcosa contro la nausea...
Sesso forte? Ma mi faccia il piacere!
Appunto...

va tutto bene















a parte quello che va a rotoli...

domenica 6 dicembre 2009

e ci guadagniamo tutti

(cliccare sull'immagine e leggere attentamente...)

a proposito del post precedente: CSI

Ovvero: Che Si Inventerebbero queste donne, pur di risparmiare tempo?
Come tutte le donne "moderne" che non vogliono rinunciare alle poche (POCHISSIME) cose belle rimaste nella loro frenetica vita, spesso cerco di ottimizzare al massimo il tempo che ho a disposizione, conciliando doveri e, per così dire, piaceri.
Ed è così che per sfruttare il tempo dedicato ai lavori domestici, applicando contemporaneamente un trattamento idratante alle mani (forse l'unica parte del corpo che dia risultati proporzionali alla costanza con cui le curo), dopo aver spalmato crema e/o altro prodotto curativo, indosso un paio di guanti di lattice; il che mi fa sembrare uno degli investigatori di C.S.I.
 
Solo che, nel mio caso, la sigla non significa "Crime Scene Investigation", ma la dice lunga sul mio stato mentale.
E cioè, Che Sono Irrecuperabile.

sabato 5 dicembre 2009

durerà più la destra o la sinistra?

Non ho mai voluto parlare di politica in questo blog.
Perché, a voler essere onesta, non ci capisco poi granché; e soprattutto perché temo che in questo paese sia davvero difficile avere una propria opinione, personale e approfondita.
Ma anche perché qui preferisco parlare di cose interessanti, di cose che mi appartengano, per quanto possano essere insolite e discutibili.
Infatti.
Questo è un post di economia domestica.
O, per usare un termine meno anacronistico, di sopravvivenza.
Ed ha a che fare con un problema quotidiano.
I guanti in gomma.

Loro, meravigliosi aiutanti che permettono di usare qualunque detergente senza rovinarsi, inutilmente, la pelle delle mani.
Loro, fantastica barriera contro ogni schifezza immaginabile, provvidenziali quando devo rovistare nella spazzatura in stile CSI o quando mi trovo a maneggiare cose per me intoccabili, come le cimici, consueta rottura di palle ad ogni autunno che torna.
Unica nota stonata: quando se ne buca uno. Di solito il destro.
E allora tocca spaiare il paio.
Con il risultato di trovarsi con dieci guanti sinistri che giacciono tristi e "scoppiati", per sempre, sotto il lavello della cucina.
Senza neanche il conforto d'un gruppo di sostegno o di poter scrivere alla De Filippi per ritrovare il guanto perduto.
Inutile il tentativo di rivoltarne uno e farlo diventare destro; lui è nato sinistro, quello è il suo destino.
Per non parlare del fatto che la (mia) pelle prova immenso fastidio stando a contatto dentro con ciò che è concepito per stare fuori.
In un momento di sconforto, cercando di economizzare ed esorcizzando lo spreco, ho addirittura indossato un guanto di cotone sulla mano destra e poi il suddetto guanto di gomma, rivoltato.
Un'esperienza frustrante.
Da cui ho tratto però una lezione: inutile cercare di cambiare il senso delle cose.
Chè, quando ne hanno uno ben preciso, inequivocabile e prestabilito, è già una gran fortuna.
Meglio lasciare tutto com'è.
Si tratta solo di saper aspettare il prossimo buco.

mercoledì 2 dicembre 2009

costanti e variabili

Amo i gatti.
Sempre di più.
Di più, nel senso dell'amore che cresce nei loro confronti.
Di più, nel senso che loro aumentano, numericamente parlando.




















Amo la bellezza.





















Le cose delicate e semplici, quelle che il mondo becero, volgare, invaso da grandifratelli e grandissimi imbecilli non sa vedere, né comprendere, né apprezzare.

Amo l'originalità, il coraggio di chi va controcorrente, di chi sfida perbenismo e comodità, di chi si alza un'ora prima per assaporare la colazione, prima di farsi inghiottire dal "logorìo della vita moderna".


















Amo cercare il senso nelle cose, lo spirito di conoscenza e la sana curiosità.
Amo imparare da chiunque, ogni giorno, qualcosa.

Venerdì scorso era previsto un giorno di cassaintegrazione, l'ultimo per il mese in corso. Invece alle 17,15 di giovedì sera, a tre quarti d'ora dall'uscita da orribilandia, mi viene consegnata una raccomandata a mano in cui mi si comunica che sarò a casa fino al 4 dicembre compreso. Il che, come qualunque essere vivente dotato di neuroni funzionanti può intuire, significa che rientrerò, SE rientrerò, non prima del 9 dicembre. A questo punto, visto che non sono indispensabile, potranno fare a meno di me anche nel "ponte" dell'8 dicembre.

Il mondo è bello perché è vario. Dicono.
Ma di certe variabili, sinceramente, farei volentieri a meno.
Ad maiora...