domenica 18 giugno 2006

vecchie voci e nuovi amici

Ieri un mio caro amico ha compiuto gli anni.
Da quando ho cambiato città - e sono più di sedici anni - non sono mai mancate le mie puntuali manifestazioni di auguri - e non solo per il compleanno.
Prima di allora non ci siamo mai frequentati assiduamente da veri amici, ma l'occasione di sentirci con regolarità ogni anno ha compensato tale anomalia relazionale con una frequenza comunicativa più che soddisfacente.

Parlando con lui al telefono mi sono accorta, guardandomi da fuori, come in una sorta di film sulla mia vita - con l'immancabile voce fuori campo - che erano passati quasi vent'anni dall'ultima volta che c'eravamo visti.
Così.
Di colpo.
Come un'ondata di secondi, minuti, ore, giorni, mesi.
Tutta insieme.
Una secchiata di tempo.
E niente con cui asciugarmi, con cui riprendermi dallo shock dell'inevitabile avanzamento cronologico.

"Le estati volano, gli inverni camminano" diceva una vignetta di Snoopy.
A quanto pare, le mie hanno corso di nascosto.

mercoledì 14 giugno 2006

happiness

La felicità, ovunque essa abiti, non si può comprare.
Non costa nulla, ma nessuno te la può vendere.

Però, forse, te la puoi regalare.

giovedì 18 maggio 2006

cronaca di una paranoia annunciata

Mia madre, a dispetto della metà siciliana del suo patrimonio genetico, mi ha sempre fatto la pizza, ovviamente in scatola, con lo stracchino.
Per uno strano ed incomprensibile motivo, infatti, guardava la mozzarella con sospetto e la considerava un nemico pericolosissimo.
Fino a quando scoprì che, grazie alla raccolta punti, si potevano avere dozzine di ciotole e svariati contenitori in plastica; fu allora che trasformò la casa in un museo del latticino.
Mia madre, in mancanza di adeguato bagnoschiuma, una volta lavò me e mio fratello con il detersivo per lana e delicati. [1]
Giorni fa, quando ho visto la pubblicità in cui una scriteriata vestita fa il bagno in acqua e detersivo, ho provato una strana sensazione ghiacciata lungo la schiena.












E sempre mia madre, dopo che feci una bolla col bigbabol [2] spiaccicatosi su gran parte della mia faccia, non trovò miglior rimedio che quello di rimuovere l'eccesso di gomma da masticare, adoperando la trielina come se io fossi un abito da smacchiare.
E quando oggi glielo faccio notare, la sua riposta è "beh, non siete mica morti!"

E poi ditemi che sono
paranoica ....

[1] sorvolo sul nome, perchè farei pubblicità occulta
[2] spero che questa non sia fonte di grane con l'authority ;-)

mercoledì 10 maggio 2006

aqua vitae

Siamo come piccole pozzanghere che durano giusto il tempo di un acquazzone.











Ma abbiamo la facoltà di riflettere e trattenere in noi uno splendido arcobaleno.

mercoledì 22 febbraio 2006

il caffè delle quattro (II parte)


Ho sempre desiderato fare qualcosa di interessante nella vita: qualcosa che lasciasse il segno, insomma.Alla tenera età di 36 anni, quasi che diventare maggiorenni per la seconda volta avesse dato una svolta significativa alla ricerca del senso dell'esistenza, avevo capito questa semplice ma determinante verità: avevo sempre ammirato le cosiddette persone “speciali”, specialmente se la mia ammirazione per loro era stata la conseguenza di vite vissute, se non drammaticamente, almeno fuori dagli schemi consueti.
E a loro volevo, a tutti costi, somigliare il più possibile, cercando di trarre ispirazione dalle loro esperienze per farle diventare, in qualche modo, le mie.

Era uno di quei momenti in cui mi sembrava di far parte di una sequenza di un film: tutto era pronto per girare, c’era la musica giusta, la luce appropriata, perfino gli odori sembravano creare una cornice perfetta, degna del migliore scenografo del mondo.Di solito, in quei momenti, mi sembrava di vedere il mondo al rallentatore, tutto andava alla velocità del mio ritmo vitale, in quel preciso istante potevo sentire il battito del mio cuore scandire come un metronomo la musica suonata dal resto del mondo intorno a me.Col tempo avrei imparato a raccogliere il più possibile le sensazioni e le immagini di quegli istanti speciali, una sorta di “attimi fuggenti” che, però, a dispetto della loro fugacità, suscitavano reazioni profonde e indimenticabili, inversamente proporzionali, per così dire, alla loro durata.

domenica 12 febbraio 2006

5 mesi di fusa e profumo di limoni

L'8 febbraio scorso Emily ha compiuto 5 mesi, l'unica cosa di cui riesco a tenere il conto, ormai!Forse perchè è meglio pensare al tempo che passa per lei e non a quello che passa per me ... :-(

In qualche modo, rieccomi qua, stanca e stufa come sempre, ma con una sottile vena ispiratrice dal profumo agrumato.










Complice un inverno troppo lungo, anche per me, l'insofferenza per il gelo e il buio.
L'inverno sembra non finire mai: è ghiaccio fuori, è gelo dentro.
Di me.


















(foto by fotofobia)
Fermo, statico, incolore: tutto congelato in attesa di una ripresa.
Di ricominciare, forse, ma, da dove, ancora, non lo so.
Sono stanca, ho bisogno di ancora un po' di tempo.
Basta correre, non ce la faccio.Ho deciso di fermarmi, di riposare, di mettere in letargo i miei desideri: almeno, staranno al caldo.

Complice la lettura di "Caffè Babilonia", che consiglio, per quel che vale farlo da un blog con zero lettori, a chi ha voglia di affondare in fantasie aromatiche e rigeneranti, tra il gusto amaro della tragedia umana e i colori vivi delle spezie inebrianti.

E complice la nostalgia del mare, il mio.













Delle onde che schiumano contro scogli scoscesi ed aguzzi, con una melodia di sale ma che è dolce suono per chi vi è nato accanto.




















Del profumo del basilico.














Nei miei sogni ad occhi aperti bevo una tazza di caffè vero - che non sa di plastica come quello della macchinetta automatica in ufficio - in un piccolo bar in riva al mare: coi tavolini e le tovaglie, stropicciate da un vento dispettoso che porta tracce di mediterraneo, profumi di sabbie lontane e suoni di magie odorose, rapite al volo ma incatenate a un ricordo.


















L'inverno è ancora lungo; ma ho una splendida coperta, tessuta di fili verdi come foglie aromatiche e intensi come agrumi luminosi di sole, che mi riparerà dal freddo.



















Fino alla prossima primavera.

lunedì 16 gennaio 2006

collera celeste
















A proposito di "furia stellare", in questi giorni mi è tornato in mente questo brano, tratto da "Tsugumi" di Banana Yoshimoto.

Collera
Quando si arrabbiava sul serio, Tsugumi si faceva di ghiaccio.
Le succedeva solo nei momenti in cui andava davvero su tutte le furie. Non nei quotidiani attacchi d'ira, quelli in cui andava in giro sbraitando a destra e a sinistra, ma quando fissava qualcosa dal profondo del cuore con lo sguardo pieno d'odio, tanto da trasformarsi in un'altra persona. Ogni volta che vedevo il suo corpo interamente colorato dai pallidi raggi della collera, dimenticavo tutto il resto e ricordavo questa frase: "Le stelle ad alta temperatura emettono raggi azzurrognoli, non rossi".
Prima di quel giorno, nemmeno io, che le vivevo assieme, l'avevo mai vista così arrabbiata.

mercoledì 11 gennaio 2006

furia stellare

Ci sono giorni in cui perfino prendere a calci l'universo non basterebbe a sfogare la rabbia che ho dentro...
















E alla fine, cercare l'ultima stella rimasta a trafiggere il buio, aspettando che mi passi ...

martedì 13 dicembre 2005

luminosità felina

(Cindy)
Le chat ouvrit les yeux.
Le soleil y entra.
Le chat ferma les yeux.
Le soleil y resta.
Voila' pourquoi, le soir,
quand le chat se reveille,
j'apercois dans le noirdeux morceaux de soleil.

Traduzione:

Il gatto apre gli occhi,
il sole vi entra,
il gatto chiude gli occhi,
il sole vi rimane imprigionato.
Ecco perchè, la sera,
quando il gatto si risveglia,
mi appaiono nel buio della notte
due raggi di sole

domenica 11 dicembre 2005

il caffè delle quattro

















Interno bar. Ore 11 del mattino: giornata soleggiata di ottobre, l’aria è ancora tiepida, le prime foglie ingiallite cominciano a staccarsi dai rami e cadono sul marciapiede di fronte al bar.
Una luce rosata si stempera nella calda atmosfera del locale, come se le sedie e i tavoli di legno si fondessero insieme in un’alternarsi di tonalità tra il giallo ocra e le venature del faggio dorato.
Per tre lati il locale è foderato da scaffali asimmetrici, dove libri multiformi e variamente colorati fanno mostra di se, anima culturale mista al profumo di terre lontane.
Il quarto lato, la vetrina, è semplice e senza elementi decorativi, per lasciar meglio intravedere l’interno, col suo misto di dorsi di libri e ricette di caffè e dolcezze più svariate.
Appoggiata alla vetrata una solida ma semplice mensola, vicino alla quale si trovano alcuni sgabelli, rivolti verso l’esterno: sono i posti più ambiti dalla clientela, perché da lì si può gustare un caffè o uno spuntino veloce, senza perdere di vista il mondo che continua a correre. Che è poi il grande guaio dell’umanità moderna: non avere tempo di fermarsi a riprendere fiato e perdere tempo a pensare quanto sarebbe bello poterlo fare.

Jane sorseggia un cappuccino, seduta su uno sgabello, e guarda fuori. Sospira. Le sue lunghe dita delicate trattengono la tazza a mezz’aria, come se posarla sul piccolo bancone potesse interrompere il flusso dei suoi pensieri.

Sono fuori davanti la vetrina, approfittando del momento di relativa calma prima dell’ora di punta; sto spazzando via le foglie e faccio due chiacchiere con Clare, che fuma, distrattamente, avvolta in una tenera sciarpa bianca di cachemire che fa risaltare ancor di più il profondo azzurro dei suoi occhi.

Dentro, parzialmente nascosta da espositori di caramelle e snacks, Claude legge, assorta, l’ultimo libro del suo autore preferito. Indossa una felpa azzurra, con il colletto della camicia di jeans che spunta fuori, un po’ tirato su stile Katherine Hepburn e i lunghi capelli scuri, trattenuti dalla solita matita che si porta sempre appresso, ricadono con gradevole casualità tra il colletto e le spalle.

venerdì 2 dicembre 2005

scompensi temporali

C'è sempre troppo poco tempo, ecco la chiave di tutto.
Poco tempo per riposare, poco tempo per ridere, poco tempo per dire cose che poi ti pentirai di non aver detto e poco, troppo poco tempo per rimediare a quelle che non avresti dovuto mai dire.
Però hai sempre tempo per lavorare, per infuriarti, per pensar male e dire cattiverie; devi trovare il tempo per fare la spesa, stare in coda o semplicemente guidare per andare in qualche posto.
E a volte non importa neanche dove: basta far passare il tempo.
Così scorrono anni prima che riesca a riordinare quelle vecchie foto che, ormai, non hanno neanche più una precisa identità temporale; una volta, solo guardando persone e luoghi ritratti, riconoscevi immediatamente il periodo in cui erano state scattate. Adesso è già tanto che riesca a ricordare perchè erano state scattate.

E passano anni prima di riuscire a leggere meno della metà dei libri che possiedi.
Alcuni giacciono intonsi fin dal giorno in cui furono acquistati.
Altri, forse più fortunati, sono stati spostati una volta o due negli anni e, almeno in quel momento, qualcuno s'è preso cura di loro.
Anche se solo per una veloce spolverata e un debole, patetico proposito di riprenderli in mano quanto prima.

Il tempo NON è una costante: e l'ho capito non solo grazie ad anni di filosofia fantascientifica.
Lo capisco ogni volta che mi ritrovo alle sei del pomeriggio di una qualunque domenica: dov'è che ho sprecato quel poco tempo prezioso che volevo usare nel modo migliore, magari per fare tutte quelle cose, tanto desiderate, per le quali non si trova mai un momento adatto?Come mai 48 ore di fine settimana volano più di dieci minuti di un qualsiasi lunedì di lavoro?
Ma allora è proprio vero che tutto è relativo.

Come è inutile cercare di darmi la colpa per aver gettato via, almeno in apparenza e solo ora che volge al termine, un altro fine settimana.
E' inutile, perchè c'è sempre troppo poco tempo per fare quello che vorresti fare.

E questa è l'unica certezza.

(n.b. questo risale al 2002 ... )

domenica 30 ottobre 2005

la capsula del tempo

Se mai avessi costruito una "capsula del tempo" quand'ero piccola, sul coperchio la scritta "non aprire prima del 1/1/2000", probabilmente questo sarebbe stato il contenuto:
- una scatola di latta con pennarelli e matite colorate che usavo nella casa di montagna; essa stessa già una capsula temporale "sui generis", che una volta conteneva biscotti ("lazzaroni" se ricordo bene), color verde tenue, quadrata; il coperchio, sollevabile facendo leva con le unghie sui bordi, si apriva emettendo un suono dolce, che mi rassicurava, un'ancora di salvezza per una piccola anima incatenata in un luogo che non le é MAI piaciuto;[...]
- un paio di scarpette da ballo, consunte, un tempo rosa lucido, ora stancamente impallidite, i lacci di raso ritorti e ingrigiti per l'uso, le suole di cuoio impregnate di polvere di pece per non scivolare sul parquet della scuola di danza; e dentro, traccia indelebile di un impensabile martirio, la sofferenza inferta ai piccoli piedi di una bambina sognatrice;
- la cartella delle elementari, fatta a mano da mia madre con un paio di vecchi jeans di mio padre, ricamata con fiori e pesci, la mia passione per la natura ed il mare sempre presente; e ogni anno, all'approssimarsi della riapertura della scuola, la sigla della classe sempre aggiornata;
- un mazzetto di fiori, raccolti con mio nonno, appena fuori la città, su nodose pendici appenniniche che si tuffano nel mare, tra ulivi perlacei e ciuffi spinosi di ginestre ed agavi; chiusa in una giacca a vento, il cappuccio stretto intorno al viso, minuscola finestra sul mondo intorno a me, sgambettavo veloce, seguendo i suoi pantaloni di velluto marrone scuro a coste.

domenica 23 ottobre 2005

mi mancano le parole...

per descrivere come mi sento in questi ultimi giorni.
Quando qualcuno mi chiede "come stai", non so davvero cosa rispondere.
Io che ho sempre avuto la risposta pronta, l'ultima parola su tutto e tutti.
E ora, muta, afona, vuota.
Ho dato spazio alle mie sensazioni attraverso le parole di chi l'ha saputo comunicare meglio di me.
Ho portato solo canzoni: testi che qualcun altro ha scritto prima di me, intensi, profondi, drammatici e incredibilmente vicini, anche se scaturiti da altri cuori, altre menti, altre mani che li hanno tradotti in poesie musicali.
Riesco solo a pensare che nulla dura per sempre, che siamo solo polvere nel vento [dust in the wind], che è da troppo tempo che mi sento giù [down so long] e che non avrebbe neanche senso vivere per sempre, quando l'amore deve morire [who wants to live forever, when love must die].
Non ho voglia di parlare, meglio godersi il silenzio [enjoy the silence], tutto quello che volevo era qui, fra le mie braccia [all I ever wanted is here in my arms].
E ora non c'è più nulla: solo quello che la rabbia ha frantumato ed ha ridotto in sabbia.
Vorrei trovare la forza di scagliare tutti i miei guai nel mare blu e profondo [take all my troubles and throw them into the deep blue sea]; ma per ora riesco solo a guardare, seduta sulla riva della vita che scorre via inesorabile, l'oceano nero ed infinito della mia amara tristezza.

domenica 9 ottobre 2005

aprite le finestre al nuovo sole


.... almeno oggi è tornato il sole, non che cambi granchè comunque.
Ma è una piccola consolazione aprire le finestre e lasciar entrare un po' di luce, a rischiarare il buio dei dubbi, dell'incertezza e della paura di prendere una decisione che sembra affrettata ma non lo è.

Probabilmente è vero che nessuna notte durerà mai troppo perchè non possa tornare il giorno.



Ma ci sono momenti in cui fatico a capire se sia l'oscurità che sta lasciando sorgere un'alba accecante o se non sia un tramonto infuocato che vira in una notte scura ed incolore.
Nel dubbio, accendo una candela.
Non si sa mai.

sabato 8 ottobre 2005

indimenticabile


"Certe volte penso che dovrei essere incazzato per quello che è successo, ma è difficile restare arrabbiato, quando c'è così tanta bellezza nel mondo.
A volte mi sento come se potessi vederla tutta in una volta, ed è troppo, tanto, così tanto che il mio cuore si riempe come un pallone che sta per scoppiare....




E poi mi ricordo di rilassarmi e di fermarmi ad afferrarla, mentre scivola attraverso me come pioggia e non posso far altro che provare gratitudine per ogni singolo momento di questa mia stupida piccola vita...
Non avete idea di cosa sto parlando, lo so.
Ma non preoccupatevi....
Un giorno lo capirete."

nothing lasts forever

Domanda banale o pubblicità di pietre preziose?
Luogo comune in attesa dell'autobus o verità inconfutabile?
Niente dura per sempre: a volte sono convinta che valga solo per le cose belle, perchè quelle brutte, anche se non eterne, durano sempre troppo per chi le deve affrontare.
Già il fatto che si sa quando si nasce ma non quando si morirà dovrebbe dirla lunga sulla validità di certe affermazioni: mi pare d'aver letto una volta che proprio l'essere mortali è ciò che rende la vita umana affascinante.
Come dire: goditela finchè puoi, la fine (anzichè la verità) è dietro l'angolo.
Bella consolazione del piffero (per non dire di peggio).
Troppo semplice pensarla come Epicuro, risolvendo tutto col dire che se c'è la morte non ci siamo noi e viceversa, per cui è inutile preoccuparsene.
E che dire di chi resta a soffrire della mancanza di chi non c'è più? Non conta nulla questo?
Forse Epicuro non aveva parenti che abbiano pianto al suo funerale.
E non parlo solo di fine della vita: intendo qualunque fine.
Quella di un'amicizia, di un amore, della serie tv preferita, del corso di canto, di un rapporto di lavoro, di un periodo della vita che ha segnato e permeato di significati l'esistenza per poi terminare, così, a volte inaspettatamente (ed è il caso peggiore), lasciando solo vuoti incolmabili e un gran senso di irritante inutilità.
Sapere che qualunque cosa prima o poi finirà non mi rende nè più saggia nè più prudente: ma mi avvelena il cuore con una tristezza, questa sì, infinita.

domenica 2 ottobre 2005

fireworks

…. All’improvviso il buio e l’attesa cambiano.
Spirali rumorose e colori assordanti riempiono il vuoto della notte.
Ogni esplosione è una nuova meraviglia.
Giochi di fiamme colorate che tingono l’aria di tonalità irripetibili.
L’aria si fa di zolfo, i suoni si confondono come fontane iridescenti.
Esplosioni pacifiche che rimbombano nel cuore, scoppi colorati che si imprimono negli occhi e nella mente.
Lo stupore è sempre nuovo, lo spettacolo si perde in notti misteriose ed antiche.
Come arcobaleni di tuono gli ultimi fuochi si sommano l’un l’altro, in una miriade di sfumature e boati incessanti.
L’incantesimo è finito: un lieve ronzio rimane a contrastare il frastuono degli istanti appena trascorsi.
Gli occhi si abituano di nuovo all’oscurità.
Vortici iridescenti sbiadiscono adagio, lentamente.

Lo spettacolo è finito.

Ma il sogno è appena cominciato.

venerdì 30 settembre 2005

scarabocchi esistenziali

Per anni ho disegnato buste chiuse.



Poi, un giorno, ho girato il foglio e ho scoperto che si trattava di aquiloni ....

giovedì 29 settembre 2005

chet baker sotto la pioggia

Sembra che quest'anno passerà alla storia come uno dei più piovosi del nuovo millennio. Probabilmente perchè è appena iniziato e già c'è qualcuno che spende neuroni per fare statistiche e classifiche.
Piove, anzi, diluvia.
Attraverso il vetro e l'intermittente altalena dei tergicristalli, il mondo mi appare diluito.
Tutto è confuso, il sopra è sotto, il basso sale verso l'alto.
Sembra quasi di nuotare, la mia auto è immersa in un anomalo mare grigio.
Schiaffi acquosi mi urtano e avvolgono tutto.
La pioggia scende con violenza: se chiudessi gli occhi, non vedrei meno di quello che scorgo al di là del parabrezza, scudo trasparente tra me e la rabbia del temporale.
Le calme note algide di Chet Baker in sottofondo stemperano con un tocco di vellutata malinconia la drammatica situazione atmosferica fuori del mio guscio a quattro ruote.
Note e gocce formano disegni sempre diversi davanti a me, una tenue condensa le raccoglie in una ragnatela umida e inafferrabile.
Nuvole basse color terra si agitano minacciose poco lontano; a brevi momenti di tregua s'alternano minuti di furia liquida che sembrano interminabili.
Sciami di foglie gialle si mescolano alla pioggia.
Su un pentagramma di fili d'argento, gli alberi scrivono meste melodie d'autunno.

martedì 27 settembre 2005

piccoli passi ...

per arrivare ad una soluzione. Piccoli passi per non sentire il dolore e la rabbia. Piccoli passi per progredire, impercettibilmente, verso la crescita, il cambiamento, la sfida e forse la speranza che davvero, tutto, ha un senso.
Piccoli passi per ritrovare il sorriso, la gioia, la calma, la serenità. Per non sentire la voglia di fuggire, per lasciarla urlare fuori dalla mia anima.
Piccoli passi per rimettersi in gioco, per provare a me stessa che ce la posso fare, anche se non so da dove cominciare.
Piccoli passi per non perdere altri istanti, perchè, comunque, non torneranno.
Per non perdere neanche un secondo senza che sia valsa la pena averlo vissuto.