sabato 2 settembre 2006
pieni e vuoti
E che quando trovo qualcosa con cui riempirli, penso solo a quando saranno di nuovo vuoti.
Essendo vuoti a rendere, prima o poi qualcuno viene a riprenderseli.
E mi accorgo di quanto fossero importanti solo quando non ci sono più.
domenica 27 agosto 2006
if you love somebody, set them free
Ad un certo punto una chiede all'altra: "Ma come si fa a far durare l’amore?"
E l'amica risponde, sorridendo: "Raccogli un po' di sabbia."
Lei si china e raccoglie una manciata di sabbia finissima.
L'altra, sempre sorridendo, continua dicendole: "Ora stringi il pugno..."
La donna stringe la mano attorno alla sabbia e vede che, più stringe, più la sabbia gli esce dalla mano.
"Ma la sabbia se ne scappa..."
"Lo so ... Ora tieni la mano completamente aperta..."
La donna ubbidisce, ma una folata di vento porta via parte della rimanente.
"Anche così non riesco a tenerla..."
E l'amica, sempre sorridendo:
"Adesso raccogline un altro po', e tienila con la mano aperta a cucchiaio... così… abbastanza chiusa per custodire e abbastanza aperta per la libertà".
La donna riprova, e questa volta la sabbia non sfugge dalla mano, ed è protetta dal vento.
"Ecco come si fa ….”.
sabato 26 agosto 2006
a celtic world of mine
Per ritrovare un po' di me, tra le cose che mi piacciono e mi fanno sentire di nuovo presente.
Viva. Per così dire.
DONNE IN RINASCITA
Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.
Che uno dice: è finita.
No, non è finita mai, per una donna.
Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.
Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina anti-uomo che ti da la morte o la malattia.
Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l'esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola.
Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all'altezza o se ti devi condannare.
Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai.
E sei tu che lo fai durare.
Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo; che sei terrorizzata che una storia ti tolga l'aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno s'infiltri nella tua vita.
Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane.
Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa.
Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre: "Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così".
E il cielo si abbassa di un altro palmo.
Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine.
Ed è stata crisi.
E hai pianto.
Così, improvvisamente.
Non potevi trattenerlo.
E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l'aria buia ti asciugasse le guance? E poi hai scavato, hai parlato.
Quanto parlate, ragazze!
Lacrime e parole.
Se lo sono chiesto tutte.
E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli
Un puzzle inestricabile. Ecco, è qui che inizia tutto.
Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.
Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te.
Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa.
Non puoi più essere quella di prima.
Prima della ruspa.
Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente.
Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel.
Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va, va in corsa.
E' un'avventura, ricostruire se stesse.
La più grande.
Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.
Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo "sono nuova" con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo.
Perché tutti devono capire e vedere: "Attenti: il cantiere è aperto. Stiamo lavorando anche per voi. Ma soprattutto per noi stesse".
Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre. Quando meno te l'aspetti.
(Jack Folla)
domenica 20 agosto 2006
arrivare alla fine

"I periodi e le stagioni finiscono, le cose cambiano indipendentemente dalla nostra volontà ed entriamo in una voragine che ci pare senza uscita.
Il dramma è che, spesso, ci entriamo prima che le cose siano realmente finite e contribuiamo alla loro morte"
"Tutti di solito sono convinti che le persone si separano perchè una si è stancata dell'altra, per propria volontà o per volontà dell'altra persona.Ma non è così. I periodi finiscono, come finiscono le stagioni.
Semplicemente.
E' una cosa su cui la volontà individuale non ha alcun potere.
Viceversa, si ha la possibilità, fino a quando verrà quel giorno, di godere ogni momento."
domenica 13 agosto 2006
la vie en azur
Per qualche giorno ho ritrovato la serenità, sepolta da anni di polvere e ruggine, lavate via da sensazioni nuove eppure già note al mio cuore e al mio stomaco, entrambi in subbuglio.
Senso di liberazione, via il peso dall'anima, respiro di nuovo.
E' l'azzurro della vita - e non il rosa, che ho odio da sempre - a entrare di nuovo dentro di me.
E, uscendo, porta via la tristezza, la rabbia, l'amarezza.
Tutte legate insieme come figurine di carta ritagliate da un giornale.
L'azzurro di un lago lontano, remoto, che non ho mai visto, ma dove, forse, sono già stata una volta, tanto tempo fa.
L'azzurro degli occhi di una dolce amica, leggera come nuvole, con riflessi argentati dai raggi della luna.
La musica blu, viola, turchese e smeraldo, a Venezia.
La luce celeste che entra dagli occhi ed esce dal cuore, sfiorandone il rosso della passione e tingendosi debolmente di viola.
Nuvole bluastre, cariche di pioggia, nel temporale di ieri sera.
Il cielo ridipinto a nuovo stamattina, quasi irriverente, a dispetto della notte appena trascorsa.
Macchie di colore staccate da una tavolozza quasi dimenticata.
Il mare dell'infinita nostalgia di un sentimento accarezzato troppo poco per conoscerne abbastanza i confini.
Madame Sérénité s'è fermata poco questa volta.
E' entrata dalla porta, ma è uscita dalla finestra, che lasciata incautamente aperta.
Ispirazione e malinconia, gelose della nuova inquilina, hanno subito preso possesso di quel posto, rimasto vuoto.
L'aria profuma ancora di fresco, di lavanda, di mare.
Madame Sérénité è partita di corsa, senza salutare.
Ma mi ha lasciato una nota, una traccia, in fondo a una pagina.
E' scritta in piccolo, in blu.
"Speranza".
domenica 16 luglio 2006
cerchi nell'acqua

Ogni volta che una sensazione o un ricordo spiacevole mi abbandonano, è sempre a causa di un altro fastidio che prende il posto dei precedenti.
Un'altra sagoma ingombrante ondeggia verso di me.
E' la vita che gocciola, in cerchi infiniti e concentrici, dentro il mio animo acquoso.
luce e acqua

La luce che scintillava dentro di me era altrettanto radiosa.
E per un momento pensai che forse era quella che gli antichi chiamavano speranza."
("Lucertola", B.Yoshimoto)
venerdì 14 luglio 2006
1946-2006

Wish You Were Here
So, so you think you can tell
Heaven from Hell, blue skies from pain.
Can you tell a green field from a cold steel rail? A smile from a veil?
Do you think you can tell?
And did they get you trade your heroes for ghosts?
Hot ashes for trees? Hot air for a cool breeze?
Cold comfort for change? And did you exchange
a walk on part in the war for a lead role in a cage?
How I wish, how I wish you were here.
We're just two lost souls swimming in a fish bowl,
year after year,
running over the same old ground. What have we found?
The same old fears,
wish you were here
lunedì 10 luglio 2006
lo scirocco

Lo scirocco sale dalla spiaggia a curiosare
e nelle strade si sente odor di mare
lungo il molo fa ondeggiare le barche, prende per mano una cima;
poi si dondola e si ninna fino al mare.
Come una carezza si fa sentire, ma, poi, non ti lascia dormire
come un bambino, gioca a nascondersi tra le porte delle case;
e ti cerca
e ti sveglia
e, poi, ti bacia ...
a proposito di calcio
Naturalmente la partita era in bianco e nero (alcuni, in un commovente balzo in avanti tecnologico, avevano uno schermo che in basso era verde e in alto, non mi è chiaro perché, viola). Le riprese erano notarili, documentaristiche, sovietiche. Il commento era impersonale e di tipo medico: ma non gli era esente un tratto di follìa che ci avrebbe segnato per sempre. Dato che la partita non era in diretta, il commentatore sapeva benissimo cosa stava succedendo, ma faceva finta di non saperlo. Forse storditi dal crescente odore di minestrina che veniva dalla cucina, noi lo lasciavamo fare, a poco a poco rimuovendo l'assurdità umiliante della situazione. Succedeva allora che d'improvviso, senza nessun avvertimento, arrivato alla fine del tempo e pressato dal telegiornale incombente, il commentatore, senza nemmeno cambiare tono di voce, mandasse in pezzi l'intero nostro sistema mentale, facendo scivolare frasi del tipo: "La partita si è poi conclusa sul 2 a 1, grazie a un goal di Anastasi marcato al 23esimo del secondo tempo". D'improvviso sapeva tutto! E usava il tempo passato per dire il futuro! Era assurdo, e mortificante: ma noi, ogni domenica, tornavamo lì davanti, a farci violentare.
Perché eravamo cervelli semplici. E quello era tutto il calcio che vedevamo in una settimana. Alle volte, alcuni fortunati beccavano qualche partita sulla televisione svizzera. Si favoleggiava di Capodistria, ma non c'era niente di sicuro. E allo stadio si andava, certo, ma quante volte? Era un mondo frugale, quanto a emozioni ed esperienze. L'animale calcio ci sembrava splendido, e forse lo era davvero. Certo però che lo si vedeva poco: e quasi sempre fermo, lontano, su una collina, bello di una bellezza quasi sacerdotale. Era il calcio con cui siamo cresciuti. Crescevamo lenti, allora."
(A.Baricco "I nuovi barbari")
Ho voluto trascrivere queste parole proprio all'indomani della vittoria italiana - di cui non m'importa granchè in quanto non seguo il calcio, neanche quando si tratta di mondiali - perchè, mentre le leggevo, sono tornata indietro nel tempo, a dispetto del fatto che tra me e l'Autore ci siano dieci anni di differenza.
Sensazione mista di malinconia e stanchezza, compagne inseparabili nelle mie domeniche da bambina.
E nella luce del giorno morente, il riflesso un po' bluastro della televisione in bianco e nero, accesa in cucina, perchè allora c'era un solo televisore in famiglia.
Un nastro odoroso di brodo e pastina si srotolava per tutta la casa, mentre mia madre - sempre lei - strigliava me e mio fratello nel bagno, dal quale non smetteva di impartire disposizioni ad alta voce - in effetti, urlava - a mio padre, intento a preparare la cena e a seguire, per quanto possibile, la partita in televisione.
Poi, esausti e affamati, siedevamo a tavola, le guance rosse per la reazione all'acqua calda e al piacevole vapore saporito che saliva dai piatti.
Momenti consueti e irripetibili al tempo stesso, dove la fine era, in realtà, l'inizio.
Il calore del cibo e dei morbidi pigiami ci guidavano, nell'abbraccio rassicurante e profumato delle lenzuola pulite e fresche, verso i nostri sogni di bambini di un tempo che fu.
lunedì 3 luglio 2006
alla ricerca della felicità ... perduta?

"La felicità? Arriva all’improvviso, indipendentemente dalla situazione e le circostanze del momento, tanto da sembrare spietata. In qualsiasi condizione, e con chiunque ti trovi. Non puoi prevederla in alcun modo. È impossibile crearsi la felicità da soli, secondo i propri desideri. Può arrivare un attimo dopo, oppure non arrivare, per quanto uno possa aspettare. È imprevedibile come lo sono le onde e il tempo."
("Ricordi di un vicolo cieco", B.Yoshimoto)
domenica 18 giugno 2006
vecchie voci e nuovi amici
Da quando ho cambiato città - e sono più di sedici anni - non sono mai mancate le mie puntuali manifestazioni di auguri - e non solo per il compleanno.
Prima di allora non ci siamo mai frequentati assiduamente da veri amici, ma l'occasione di sentirci con regolarità ogni anno ha compensato tale anomalia relazionale con una frequenza comunicativa più che soddisfacente.
Parlando con lui al telefono mi sono accorta, guardandomi da fuori, come in una sorta di film sulla mia vita - con l'immancabile voce fuori campo - che erano passati quasi vent'anni dall'ultima volta che c'eravamo visti.
Così.
Di colpo.
Come un'ondata di secondi, minuti, ore, giorni, mesi.
Tutta insieme.
Una secchiata di tempo.
E niente con cui asciugarmi, con cui riprendermi dallo shock dell'inevitabile avanzamento cronologico.
"Le estati volano, gli inverni camminano" diceva una vignetta di Snoopy.
A quanto pare, le mie hanno corso di nascosto.
mercoledì 14 giugno 2006
happiness
Non costa nulla, ma nessuno te la può vendere.
Però, forse, te la puoi regalare.
giovedì 18 maggio 2006
cronaca di una paranoia annunciata
Per uno strano ed incomprensibile motivo, infatti, guardava la mozzarella con sospetto e la considerava un nemico pericolosissimo.
Fino a quando scoprì che, grazie alla raccolta punti, si potevano avere dozzine di ciotole e svariati contenitori in plastica; fu allora che trasformò la casa in un museo del latticino.
Mia madre, in mancanza di adeguato bagnoschiuma, una volta lavò me e mio fratello con il detersivo per lana e delicati. [1]
Giorni fa, quando ho visto la pubblicità in cui una scriteriata vestita fa il bagno in acqua e detersivo, ho provato una strana sensazione ghiacciata lungo la schiena.

E sempre mia madre, dopo che feci una bolla col bigbabol [2] spiaccicatosi su gran parte della mia faccia, non trovò miglior rimedio che quello di rimuovere l'eccesso di gomma da masticare, adoperando la trielina come se io fossi un abito da smacchiare.
E quando oggi glielo faccio notare, la sua riposta è "beh, non siete mica morti!"
E poi ditemi che sono paranoica ....
[1] sorvolo sul nome, perchè farei pubblicità occulta
[2] spero che questa non sia fonte di grane con l'authority ;-)
mercoledì 10 maggio 2006
aqua vitae
Siamo come piccole pozzanghere che durano giusto il tempo di un acquazzone.Ma abbiamo la facoltà di riflettere e trattenere in noi uno splendido arcobaleno.
mercoledì 22 febbraio 2006
il caffè delle quattro (II parte)

Ho sempre desiderato fare qualcosa di interessante nella vita: qualcosa che lasciasse il segno, insomma.Alla tenera età di 36 anni, quasi che diventare maggiorenni per la seconda volta avesse dato una svolta significativa alla ricerca del senso dell'esistenza, avevo capito questa semplice ma determinante verità: avevo sempre ammirato le cosiddette persone “speciali”, specialmente se la mia ammirazione per loro era stata la conseguenza di vite vissute, se non drammaticamente, almeno fuori dagli schemi consueti.
E a loro volevo, a tutti costi, somigliare il più possibile, cercando di trarre ispirazione dalle loro esperienze per farle diventare, in qualche modo, le mie.
Era uno di quei momenti in cui mi sembrava di far parte di una sequenza di un film: tutto era pronto per girare, c’era la musica giusta, la luce appropriata, perfino gli odori sembravano creare una cornice perfetta, degna del migliore scenografo del mondo.Di solito, in quei momenti, mi sembrava di vedere il mondo al rallentatore, tutto andava alla velocità del mio ritmo vitale, in quel preciso istante potevo sentire il battito del mio cuore scandire come un metronomo la musica suonata dal resto del mondo intorno a me.Col tempo avrei imparato a raccogliere il più possibile le sensazioni e le immagini di quegli istanti speciali, una sorta di “attimi fuggenti” che, però, a dispetto della loro fugacità, suscitavano reazioni profonde e indimenticabili, inversamente proporzionali, per così dire, alla loro durata.
domenica 12 febbraio 2006
5 mesi di fusa e profumo di limoni
In qualche modo, rieccomi qua, stanca e stufa come sempre, ma con una sottile vena ispiratrice dal profumo agrumato.

Complice un inverno troppo lungo, anche per me, l'insofferenza per il gelo e il buio.
L'inverno sembra non finire mai: è ghiaccio fuori, è gelo dentro.
Di me.

(foto by fotofobia)
Fermo, statico, incolore: tutto congelato in attesa di una ripresa.
Di ricominciare, forse, ma, da dove, ancora, non lo so.
Sono stanca, ho bisogno di ancora un po' di tempo.
Basta correre, non ce la faccio.Ho deciso di fermarmi, di riposare, di mettere in letargo i miei desideri: almeno, staranno al caldo.
Complice la lettura di "Caffè Babilonia", che consiglio, per quel che vale farlo da un blog con zero lettori, a chi ha voglia di affondare in fantasie aromatiche e rigeneranti, tra il gusto amaro della tragedia umana e i colori vivi delle spezie inebrianti.
E complice la nostalgia del mare, il mio.

Delle onde che schiumano contro scogli scoscesi ed aguzzi, con una melodia di sale ma che è dolce suono per chi vi è nato accanto.

Del profumo del basilico.

Nei miei sogni ad occhi aperti bevo una tazza di caffè vero - che non sa di plastica come quello della macchinetta automatica in ufficio - in un piccolo bar in riva al mare: coi tavolini e le tovaglie, stropicciate da un vento dispettoso che porta tracce di mediterraneo, profumi di sabbie lontane e suoni di magie odorose, rapite al volo ma incatenate a un ricordo.

L'inverno è ancora lungo; ma ho una splendida coperta, tessuta di fili verdi come foglie aromatiche e intensi come agrumi luminosi di sole, che mi riparerà dal freddo.

Fino alla prossima primavera.
lunedì 16 gennaio 2006
collera celeste

A proposito di "furia stellare", in questi giorni mi è tornato in mente questo brano, tratto da "Tsugumi" di Banana Yoshimoto.
Collera
Le succedeva solo nei momenti in cui andava davvero su tutte le furie. Non nei quotidiani attacchi d'ira, quelli in cui andava in giro sbraitando a destra e a sinistra, ma quando fissava qualcosa dal profondo del cuore con lo sguardo pieno d'odio, tanto da trasformarsi in un'altra persona. Ogni volta che vedevo il suo corpo interamente colorato dai pallidi raggi della collera, dimenticavo tutto il resto e ricordavo questa frase: "Le stelle ad alta temperatura emettono raggi azzurrognoli, non rossi".
Prima di quel giorno, nemmeno io, che le vivevo assieme, l'avevo mai vista così arrabbiata.
mercoledì 11 gennaio 2006
furia stellare


