domenica 6 giugno 2010

BLUSUBIANCO, sesto round


Che però, stavolta, è stato un colpo a salve, visto che il racconto NON è stato neanche pubblicato.

Lo trascrivo qui, in attesa di commenti.
Non necessariamente positivi, sia chiaro...
Incipit in corsivo; tra parentesi il mio sottotitolo a quello assegnato dagli organizzatori del contest.
In calce i link ai racconti precedenti, compreso il quinto che non è stato selezionato (qui i prescelti per il quinto capitolo, qui quelli del sesto).

FONDERSI COL FOGLIO
(E non tornare più)
Mi dico che è il momento giusto e devo sbrigarmi. Certo, sarebbe più facile se ci fosse un foglio di carta: prenderei la penna e le parole non rimarrebbero incastrate in una vena del cervello o nella gola; scenderebbero fino alla mano, sporcherebbero il foglio, ci resterebbero attaccate con tutto quello che si portano dietro. E’ il potere della pagina bianca, credo. Ti risucchia e ti libera: è la tua possibilità di buttarti da un’altra parte.
“Allora?” mi chiede il mio editore, accendendosi una sigaretta.

“Allora niente, lurido infame!” vorrei urlargli e spazzarlo via, insieme al suo fumo schifoso.
Io ho le idee e lui guadagna. E tutto per un debito di mio padre che non è mai stato cancellato.
La mia sensibilità, le mie intuizioni: calpestate da un essere spregevole, forte dei suoi soldi e di parecchie amicizie discutibili.
“Per me sei come una figlia, Lucia” ha spesso rimarcato con un sorriso maligno e maleodorante, come se quello fosse il più bel lavoro cui potessi aspirare.
E non è neanche un lavoro, giacché non sono pagata per quello che faccio.
Sono qui perché scrivere è sempre stato il mio sogno: ma fisicamente, non al computer, con carta e penna.
Anzi, una matita, per poterla cancellare; e i resti della gomma, sparsi intorno alle mie parole, come i trucioli caduti ai piedi di mio nonno, quando, avvolta dal profumo di resine misteriose, nascosta in quella dimensione segreta che solo noi conoscevamo, m’incantavo a guardarlo, mentre un’anonima asse di legno prendeva magicamente forma, seguendo i suoi pensieri.
Avevo sempre un blocchetto, dove scrivevo e disegnavo quello che mi veniva in mente, e una matita, rossa e piatta, con la punta fatta a mano.
Li vorrei qui, ora, per scrivere quanto odio quest’orco che mi tiene schiava, disegnare una finestra di parole in cui fuggire e liberarmi per sempre di lui.
Lui che, nello spazio percorso dai miei pensieri, ha già acceso e spento tre sigarette: io, muta e bloccata nel mio rifugio mentale, senza che un’idea riesca a scendermi fino alla punta delle dita.
“Se non mi consegni nulla, dovrò lasciarti a casa, sai? Sono molti quelli che vorrebbero essere al tuo posto, sai?” continua a farfugliare, tra una boccata giallastra e l’altra.
Ma io non lo sento più: le sue parole sono confuse e ovattate come quelle di chi parla di là da un muro, mescolate ai suoni indistinti d’un televisore acceso.
Mi alzo, di scatto. Sul suo brutto viso sudato passa un’evidente espressione di stupore contrariato, l’ombra improvvisa d’una nuvola sotto il sole.
“Allora? Niente!” gli rispondo, “E’ finita!”.
Sorrido veloce, attirata da una finestra aperta in fondo alla stanza: una luce attraverso il buio, la libertà dalla gabbia, la fine di un incubo che puzza di nicotina.
Nessuno s’accorge di nulla: tutti troppo impegnati, incatenati al maligno potere di questo maledetto posto.
Non tolgo neanche le scarpe, salgo su una sedia appoggiata al muro, una mano sul balcone, uno slancio: e in un attimo volo, nel vuoto.
La luce è bianca, io sono bianca. Nonno, arrivo…

Link precedenti:
http://nonsolocats.blogspot.com/2010/04/blusubianco-primo-round.html

http://nonsolocats.blogspot.com/2010/04/blusubianco-secondo-round.html
http://nonsolocats.blogspot.com/2010/05/blusubianco-terzo-round.html
http://nonsolocats.blogspot.com/2010/05/blusubianco-quarto-round.html
http://nonsolocats.blogspot.com/2010/05/blusubianco-quinto-round.html

3 commenti:

Paola dei gatti ha detto...

perdonami..un po' troppo enfatico e prevedibile capisco che dentro ci sono molte incompiutezze insoddisfazioni ed anche esperienza esisteniale ...ma resta un po' ottocentesco e ridondante

Ornella ha detto...

Mamma mia che finale orribile, non me l'aspettavo proprio! Pensavo, al contrario, che la protagonista "volasse" via felice per aver trovato il coraggio di affrancarsi dal suo sfruttatore e pronta ad affrontare la vita con la consapevolezza che mai ci si deve sentire succubi di qualcuno.

ziamaina ha detto...

Paola: non è piaciuto neanche a me, ma sai come si dice, si "sperimenta".
Ornella: è un finale azzardato. Non sempre c'è l'happy ending, men che meno nella vita reale, anche se questo è "solo" un racconto.
Grazie ad entrambe per il vostro commento, tengo presente tutto quanto.